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crollo-edificio-bangladesh-innovazione_modaDopo la tragedia avvenuta nella periferia di Dhaka in Bangladesh, lo scorso 24 aprile, dove hanno perso la vita oltre 1100 lavoratori e dopo la grande risonanza mediatica che la notizia ha avuto in tutto il mondo, i più noti player della moda sono stati chiamati a un maggiore impegno verso la sicurezza dei lavoratori. In particolare, messi particolarmente sotto pressione dalla tragedia e dall’attenzione mediatica sulla questione, sono stati chiamati a firmare un protocollo di sicurezza in Bangladesh.

Due commissioni sono state aperte per indagare sul crollo del Rana Plaza, lo stabile in questione. Una voluta dal responsabile per l’industria tessile del Bangladesh, Abdul Latif Siddique, per cercare di aumentare i salari dei lavoratori che ora guadagnano meno di 30 euro al mese. L’altra è stata istituita per ispezionare gli stabili adibiti a fabbriche delle catene di moda occidentali che si appoggiano al Bangladesh per ottenere manodopera a basso costo. Pensiamo solamente al fatto che il Bangladesh è il secondo Paese esportatore di abbigliamento dopo la Cina e impiega 4,5 milioni di persone.

L’accordo sarà reso disponibile oggi, 15 maggio, e vede già impegnati H&M; la catena Inditex che raccoglie Zara, Bershka e Stradivarius; C&A. Anche Pvh (gruppo che raccoglie Izod, Tommy Hilfinger e Calvin Klein) pare abbia già dato la sua disponibilità ad aderire al protocollo.

Gli obiettivi del protocollo? Migliorare le condizioni di sicurezza dei lavoratori, irrigidire le norme anti-incendio, aumentare e rafforzare i diritti dei lavoratori.