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Calzedonia ed il fast fashion dominano il mercato della moda mare

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calzedonia_IDMSiamo nel pieno dell’estate e del business dei costumi da bagno, ma chi ha la meglio nel settore beachwear in Italia? Probabilmente avrete già intuito la risposta: Calzedonia.

In effetti il gruppo Calzedonia, azienda fondata nel 1986 a Vallese di Oppeano (VR), è in controtendenza rispetto all’andamento del mercato del settore intimo (che nel 2013 ha perso l’8-10% del fatturato) e della moda mare (anch’esso in perdita): con 1,666 miliardi di euro di fatturato (+11% rispetto al 2012) ed un utile netto di 112,4 milioni, il gruppo veronese riesce a mantenere stabili le vendite e addirittura guadagnare quote di mercato.

Al gruppo Calzedonia appartengono l’omonimo marchio  ma anche Tezenis, Intimissimi e Falconieri: a livello di brand la sfida dei costumi da bagno si gioca in famiglia, tra Calzedonia e Tezenis. Se il primo brand è più nazional-popolare, il secondo è più cosmopolita: di sicuro, però, entrambe le collezioni producono capi alla moda e di alta qualità.

A Sandro Veronesi, fondatore del gruppo Calzedonia, va inoltre il merito di avere introdotto in Italia il modello “fast fashion” anche nel settore beachwear: visti i dati estremamente positivi, l’intuizione di proporre un modello di distribuzione basato su un’offerta ampia, diversificata e a prezzi accessibili è stata vincente. In effetti, nessuno in Italia avanzava uno standard del genere, e nessuno era in grado di valorizzare dei capi con prezzi così bassi tramite campagne pubblicitarie, eventi e sfilate di grande impatto scenico. D’altronde, poiché vendere a quei prezzi il Made in Italy sembra quasi essere un’utopia, un’ottima strategia di comunicazione compensa quello che altrimenti rischierebbe di mancare di qualità.

E le tendenze moda per l’estate 2014? Sembra proprio che il must di quest’estate siano stampe floreali accostate a varianti in tinta unita. Calzedonia punta anche sul tema tropicale, mentre fra le tonalità primeggiano l’arancio, il fucsia, il verde ed il giallo. Tra i vari modelli, infine, sempre più numerosi quelli a fascia, a confermare la tendenza tornata di moda negli ultimi anni.

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La fascia emergente della classe media cinese detterà le tendenze del futuro in fatto di moda uomo

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Classe media Cina | Moda uomo su innovazione di modaGoldman Sachs ha di recente realizzato uno studio di settore dal titolo Europe: Branded Consumer Goods: Luxury Goods che evidenzia i mutamenti politici ed economici in corso e futuri e individua alcuni driver del cambiamento.

Una forte spinta al comparto del lusso viene individuata come derivante dalla conquista delle fasce di popolazione più ricche dei nuovi mercati. Si legge in una nota dello studio: “Il mercato del lusso non solo continua a crescere, ma pare trovarsi nel bel mezzo di un processo di espansione pluriennale guidata da un rapido incremento del mercato di riferimento”.

Questa espansione, tuttavia, non è legata, come si potrebbe immaginare, solo alla categoria degli high-net-worth, ma si divide tra questa categoria, la middle-class e gli affluent (ricchi). Ciò significa che il comparto dell’alta gamma diventa appannaggio anche della classe media, che ne modifica le tendenze. L’alto di gamma perde la caratteristica dell’esclusività ed ammette la sua trasversalità tra le categorie.

A guidare questi cambiamenti e la crescita della classe media è la Cina: “Il mercato di riferimento del settore raddoppierà nel 2025, e ad esso si aggiungeranno così altri 580 milioni di consumatori, di cui più di un quarto provenienti dalla classe media cinese. Vale a dire che quest’ultima incrementerà di sei volte e supererà per la prima volta nella storia il totale dei consumatori di Usa e Giappone insieme”.

La crescita e la maggiore disponibilità di spesa della classe media cinese, soprattutto per quanto riguarda gli uomini, rappresenta una grande opportunità per i brand italiani e non solo. Uno studio di Value Partners fa emergere che circa un quarto degli uomini cinesi spende il 60% del suo budget per abbigliamento e accessori, prediligendo i brand stranieri. La quota sale al 32% dei cinesi under 30, i quali frequentano maggiormente la rete e sono più esposti al fascino della moda occidentale.

Gli uomini della classe media cinese apprezzano il casual e il casual luxury e per il momento sono ancora legati alla visibilità del logo del brand. Su di loro non ha grande appeal la comunicazione che passa per l’uso di celebrity e testimonial come attori o cantanti, mentre fanno maggiore riferimento a figure della finanza e del business. Grande importanza ricopre la presenza di fashion blogger che si approcciano agli utenti internazionali per condurre l’immagine dei brand online.

Un altro aspetto su cui puntare molto è l’utilizzo del web e dell’e-commerce: la Cina ha già ad oggi la più grande popolazione di utenti sul web con circa 610 milioni di persone.

Dallo studio di Value Partners emerge che l’e-commerce già oggi assorbe il 14% dello shopping complessivo dei cinesi e si stima una crescita media annua del 38% nei prossimi tre anni. Un mercato al quale rivolgersi sicuramente senza ulteriori indugi, soprattutto in un momento in cui il mercato interno annaspa.

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