IDM: Innovazione di Moda

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Moda e sostenibilità: l’app che calcola l’impatto ambientale dei tessuti

Posted by on 11 Ago 2013 in Bacheca | 0 comments

Il tema della sostenibilità è sempre più importante e problematico nel settore della moda. Tanti ne parlano e tutti dovrebbero interessarsene, non solo con le parole ma anche e soprattutto con i fatti.

Calcolare l’impatto ambientale dei materiali e delle lavorazioni scelti per realizzare i pezzi di una collezione di moda non è mai stato così semplice. Nike, gigante noto del settore dello sportswear, ha portato quest’opportunità direttamente negli schermi degli smartphone, tramite un’app.

Il green si lega alla tecnologia. Quest’applicazione si chiama “Making” ed è uno degli strumenti di Nike per lanciare la sua strategia di sostenibilità, seguendo le strategie di altri big della moda come H&M.

making_app_nike_sostenibilità-innovazione_moda

L’app è gratuita e al momento classifica 22 tessuti, tra quelli più utilizzati nel settore, in base a quattri nacro aree: acqua, energia, rifiuti e chimica. Queste aree riguardano appunto l’impatto ambientale di ogni tessuto, fondandosi su dati del Materials sustainability index di Nike, una ricerca che ha raccolto informazioni sulla sostenibilità dei tessuti negli ultimi sette anni.

Making non è solo sostenibilità dell’ambiente ma è anche sostenibilità dei giovani talenti. Infatti, per sviluppare l’app hanno contribuito anche gli studenti del London College of Fashion’s Centre for Sustainable fashion.

Sempre gli studenti, hanno avuto l’occasione di realizzare una capsule collection per le Olimpiadi di Brasile 2016.

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Moda green: Braccialini obiettivo zero emissioni per la fine del 2013

Posted by on 31 Lug 2013 in Bacheca | 0 comments

Il brand Braccialini ha da poco riprogettato la propria sede generale secondo i migliori principi della sostenibilità, creando un vero e proprio edificio-giardino, ma non è stato un rifacimento soltanto esteriore ma un vero e proprio cambio di rotta verso un obiettivo tanto ambizioso quanto ammirevole: obiettivo zero emissioni entro la fine del 2013.

sede-braccialini-green

Attraverso Verde Dentro, la proposta green di Repower che produce e vende energia elettrica e gas naturali, mira infatti ad arrivare alla massima sostenibilità. Il gruppo fiorentino d’ora in poi acquisterà l’energia rinnovabile proveniente dal parco eolico Repower di Corleto Perticara in Basilicata. Grazie a questa energia approvvigionerà la sede, i suoi magazzini, nonché i suoi flagship store, dirottandosi verso l’ambizioso progetto di divenire davvero un gruppo ad emissioni zero di Co2 entro la fine di quest’anno.

Inoltre, ai dipendenti del brand verrà data la possibilità di utilizzare biciclette elettriche per i tragitti casa-lavoro, mentre al reparto commerciale e logistica verranno messi a disposizione veicoli a emissioni zero per le consegne e il servizio ai clienti, con relative colonnine di ricarica.

L’impegno nella moda sostenibile dei brand della moda, come Braccialini, è importante che diventi molto più di un rifacimento estetico o di uno strumento promozionale, ma un vero e proprio impegno nei confronti dell’ambiente, del territorio e di chi lo abita.

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Crollo a Dacca: il governo del Bangladesh approva una nuova legge sul lavoro

Posted by on 17 Lug 2013 in Bacheca | 0 comments

Dopo tre mesi dal terribile crollo dell’edificio adibito a fabbrica tessile in Bangladesh, che ha visto più di mille persone defunte sotto alle macerie, oggi arrivano i primi timidi segnali di cambiamento dal Paese colpito.

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La fabbrica tessile crollata a Dacca in Bangladesh lo scorso 24 aprile

I grandi brand del settore retail sono stati chiamati a firmare un protocollo di sicurezza per migliorare le condizioni di sicurezza dei lavoratori, irrigidire le norme anti-incendio, aumentare e rafforzare i diritti dei lavoratori. Ma questo non basta.

Il governo del Bangladesh si è ora mosso per approvare una legge sul lavoro, quindi un provvedimento interno, che tuteli maggiormente i diritti dei lavoratori, adeguandoli agli standard internazionali. L’idea è quella di tentare di ridurre lo sfruttamento degli operai del Bangladesh, che producono per le maggiori catene mondiali della moda, ma che hanno salari di soli 38 dollari al mese. Tra i più bassi al mondo.

Tra i cambiamenti apportati c’è:

–       il diritto a creare un sindacato anche senza il permesso dell’azienda,

–       la costituzione di un fondo di previdenza,

–       la liquidazione di fine lavoro.

Gli estremi della normativa, tuttavia, non convincono l’HRW – Human Rights Watch che ha affermato che neanche questo è sufficiente a tutelare i lavoratori.

Phil Robertson, vicedirettore per l’Asia di Hrw ha affermato: «Questa sarebbe una buona notizia se la nuova legge adottasse completamente gli standard internazionali. Ma la triste realtà è che il governo ha invece espressamente limitato alcuni loro diritti esponendoli a continui rischi e sfruttamento da parte delle imprese».

Attendiamo gli sviluppi della vicenda.

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Tragedia in Bangladesh: i grandi retailer della moda chiamati a firmare un protocollo di sicurezza

Posted by on 15 Mag 2013 in Bacheca | 0 comments

crollo-edificio-bangladesh-innovazione_modaDopo la tragedia avvenuta nella periferia di Dhaka in Bangladesh, lo scorso 24 aprile, dove hanno perso la vita oltre 1100 lavoratori e dopo la grande risonanza mediatica che la notizia ha avuto in tutto il mondo, i più noti player della moda sono stati chiamati a un maggiore impegno verso la sicurezza dei lavoratori. In particolare, messi particolarmente sotto pressione dalla tragedia e dall’attenzione mediatica sulla questione, sono stati chiamati a firmare un protocollo di sicurezza in Bangladesh.

Due commissioni sono state aperte per indagare sul crollo del Rana Plaza, lo stabile in questione. Una voluta dal responsabile per l’industria tessile del Bangladesh, Abdul Latif Siddique, per cercare di aumentare i salari dei lavoratori che ora guadagnano meno di 30 euro al mese. L’altra è stata istituita per ispezionare gli stabili adibiti a fabbriche delle catene di moda occidentali che si appoggiano al Bangladesh per ottenere manodopera a basso costo. Pensiamo solamente al fatto che il Bangladesh è il secondo Paese esportatore di abbigliamento dopo la Cina e impiega 4,5 milioni di persone.

L’accordo sarà reso disponibile oggi, 15 maggio, e vede già impegnati H&M; la catena Inditex che raccoglie Zara, Bershka e Stradivarius; C&A. Anche Pvh (gruppo che raccoglie Izod, Tommy Hilfinger e Calvin Klein) pare abbia già dato la sua disponibilità ad aderire al protocollo.

Gli obiettivi del protocollo? Migliorare le condizioni di sicurezza dei lavoratori, irrigidire le norme anti-incendio, aumentare e rafforzare i diritti dei lavoratori.

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A Londra un corso di laurea sulla moda sostenibile

Posted by on 14 Mar 2013 in Bacheca | 0 comments

Moda sostenibile | Corso di laurea su Innovazione di modaLa Gran Bretagna è il Paese più innovativo dal punto di vista della sostenibilità. Proprio qui, a settembre 2013, avrà inizio il primo corso di laurea in moda sostenibile. Si tratta di un corso di laurea triennale, lanciato da poco dalla Buckinghamshire University, che avrà come obiettivo insegnare agli studenti a orientarsi in un mercato più etico, a comprendere il funzionamento globale dell’approvvigionamento, a fare previsioni di vendita e tendenza e a conoscere approfonditamente i tessuti e, soprattutto, il loro impatto sull’ambiente.

Approfondimenti specifici saranno fatti anche su temi come la responsabilità sociale d’impresa, i diritti umani, le specificità artigianali di ogni zona del mondo. A conclusione del corso, ogni studente creerà una sua collezione di moda sostenibile, sulla base di ciò che ha imparato durante il corso.

L’osservazione sul campo e il contatto diretto con le aziende saranno un ingrediente fondamentale per l’apprendimento delle tecniche pratiche di creazione dei prodotti.

Queste le parole di Sian-Kate Mooney, dirigente del corso di laurea in moda sostenibile: «La produzione di massa nella moda si è fatta una pessima reputazione a causa dell’inquinamento che produce e per lo sfruttamento della manodopera. Qui vogliamo insegnare come costruire delle alternative creative, studiando quelle di successo in tutto il mondo e ipotizzandone di nuove. […] Anche i grandi brand hanno capito l’importanza di cambiare rotta, servono professionalità nuove in grado di guidarli».

Le iscrizioni sono già aperte. Maggiori informazioni al sito bucks.ac.uk

 

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