IDM: Innovazione di Moda

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Expo 2015 – e la visione sul sistema tessile abbigliamento

Expo 2015 – e la visione sul sistema tessile abbigliamento

Posted by on 27 Gen 2015 in Eventi, intervista | 0 comments

In vista dell’Expo 2015 vengono presentati coinvolgenti video sul valore del nostro Paese, sulle competenze e sui numeri. Il video cui ci riferiamo è quello realizzato dal Ministero e dall’ICE: Italy the extraordinary commonplace.

Di questo video, così curato, ci stupisce però che saltino all’occhio molti luoghi comuni lasciando invece in ombra alcuni aspetti fondamentali della nostra storia, come per esempio il made in Italy e il nostro valore artigiano che ci invidiano in tutto il mondo…

Vogliamo quindi proporvi una visione differente a questo approccio, una visione che si incenta sul made in Italy e sul sistema tessile.

Articolo di Francesco Pontelli:

“Quando con grande enfasi si annunciò a Firenze durante l’ultimo Pitti Immagine, che il Governo avrebbe investito nel sistema tessile abbigliamento 34 Milioni all’anno, personalmente rimasi perplesso: certo trovavo fuori luogo l’entusiasmo di molti operatori del settore.

Non capivo come investire i 4,5 /1000 di quanto viene perso in liquidità ( da luglio quasi 89 miliardi di euro ) diventasse una grande scelta strategica e, quindi, non condividevo l’entusiasmo ma certo era comunque un segnale positivo.

Ora, però, finalmente il quadro si è fatto più chiaro… come ampiamente riportato nel link.

La vision di rilancio della economia italiana proposta con un video, visibile su youtube, per altro molto ben realizzato, presentata dal Governo Italiano con grande enfasi ai Potenti dell’economia a Davos (CH) non include il sistema Tessile Abbigliamento, ancora oggi con troppa superficialità indicato come Sistema Moda….

Una filiera che assicura un fatturato di 52,3 Miliardi di euro con un saldo commerciale positivo, secondo solo al settore metalmeccanico di fatto viene esclusa o peggio ignorata !

Ora nella presentazione e nel ragionamento che sottende tale realizzazione di questo video, di questi nobili esponenti del governo o peggio ancora dei consulenti, la visione di quello che potrebbe essere lo sviluppo economico italiano emerge sovrana quanto deprimente.

” lasciate ogni speranza o voi che entrate ”  recitava Dante.

Ecco noi possiamo ancora una volta lasciare ogni speranza che un governo comprenda l’importanza di questo settore ancora oggi
dileggiato dalle menti elette come old economy. Questo tra l’altro spiega al tempo stesso quale sia stato l’atteggiamento dello stesso Governo durante il semestre di Presidenza della Unione Europea relativamente alle trattative per ottenere l’ approvazione del protocollo alla base del quale potesse nascere la normativa relativa al made In.

Tale atteggiamento della politica e del Governo risulta antistorica e si infrange vergognosamente anche con quanto sta avvenendo nelle economie più sviluppate.

Le politiche di sviluppo economico e le elaborazioni delle relative strategie come quella Statunitense e Svizzera infatti stanno rendendo sempre più puntuali i protocolli per ottenere la certificazione della Made in USA o della Swiss Made.
Inserisco a tal proposito, lo ammetto, un mio breve intervento televisivo che parte proprio dalla questione dei protocolli del made in.

L’adozione di queste strategie altro non è se non manifestazioni non solo di conoscenza della aspettative del mercato globale, ma vere e proprie espressioni di una cultura economica che da noi NON esiste.”

 

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Moncler e il Made in Italy

Posted by on 12 Nov 2014 in Bacheca | 0 comments

In questi giorni Moncler ha fatto parlare molto di sé, anche se in questo caso non per le peculiarità del brand e del lusso. Si parla di produzione, di delocalizzazione, di costi effettivi e di trattamento degli animali; tutti temi molto delicati.

Vogliamo prendere in considerazione la delocalizzazione come tema principale, in quanto si tratta dell’elemento più determinante della discussione e dal quale, di fatto, derivano gli altri aspetti. Il fenomeno ormai è diventato molto diffuso, sia tra i piccoli produttori che tra i colossi del mondo della moda e non solo, copre indifferentemente tutti i settori.
Sicuramente esternalizzare nei paesi dell’est, dove la mano d’opera ha un costo nettamente inferiore, permette alle imprese di poter risparmiare sui costi di produzione ed applicare un maggior markup ma non sempre tale scelta è percepita come positiva dal cliente finale.

Bisogna d’altronde tenere presente che per molte attività la delocalizzazione è l’unica via per poter mantenere la propria presenza nel mercato e garantire almeno una parte dei posti di lavoro nel territorio nazionale ma, nel momento in cui si parla di Made in Italy, la questione si fa molto spinosa.

Il made in Italy è un valore riconosciuto in termini internazionali sia per la qualità che per il significato a cui è associato, motivo per cui necessiterebbe di qualche linea guida maggiore nella sua definizione. Oggi il concetto di Made in Italy è diventato veritiero entro certi limiti, considerato il tasso di delocalizzazione della produzione, anche se solitamente i Brand di riferimento mantengono giustamente alti livelli di rifinitura e competenza tecnica. In ogni caso, non si parla più di made in al 100% non essendo presente ad oggi una regolamentazione in merito e questo è un dato di fatto.

Per correttezza e chiarezza la soluzione ideale sarebbe regolamentare in modo indiscutibile le modalità per poter usufruire dell’assegnazione del titolo Made in Italy; la situazione del mercato odierno purtroppo non sembra favorevole a porre le condizioni per poter avviare un processo simile.

In una situazione economica di crisi una posizione più netta nei confronti della regolamentazione e del “made in” aiuterebbe a definire meglio i canoni cui fare riferimento e sarebbe la legislazione l’incaricata di preoccuparsi di eventuali violazioni delle norme da rispettare.

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Ue, regolamento approvato: “Made in” obbligatorio

Posted by on 17 Apr 2014 in Bacheca | 0 comments

made-in-italy-400x210Contro ogni previsione, il Made in,  proposta di regolamento sulla sicurezza dei prodotti di consumo che prevede l’obbligo di inserimento del marchio del paese d’origine, ha ottenuto l’approvazione del Parlamento Europeo (485 voti a favore, 130 contrari, 27 astensioni). La relazione, presentata dalla socialista danese Christel Schaldemose, intende migliorare la tracciabiltà della merce  tramite l’apposizione delle etichette “Made in”, oltre che tutelare ulteriormente i consumatori: attualmente circa il 10% dei beni esaminati dal sistema Ue di allerta rapido Rapex per i prodotti non alimentari non è riconducibile al produttore.

Grazie alle nuove norme, si cerca di rafforzare la sorveglianza ed i criteri di sicurezza dei prodotti, ma l’Europarlamento ha anche chiesto delle pene più severe per le imprese che non rispettano le norme di sicurezza e mettono in vendita dei prodotti non conformi o potenzialmente pericolosi: tutto ciò per esprimere il concetto che un prodotto non deve essere solamente “bello esteticamente” o funzionale, ma deve anche essere realizzato nel rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori, senza dimenticare di condividere la storia della produzione in modo da fornire indicazioni al consumatore.

Nella votazione è emersa, però, l’avversità della Germania, probabilmente perché essa non trova particolare interesse nell’inserire l’origine del prodotto: al contrario, per l’Italia il vantaggio competitivo garantito sarebbe notevole, grazie al noto appeal commerciale del “Made in Italy”.

La speranza è che ora il Consiglio prenda atto del voto del Parlamento e lo rispetti, adottando il testo il prima possibile: tuttavia, sebbene i tempi siano piuttosto stretti, il fatto che a luglio inizi il semestre di presidenza italiano potrebbe esercitare una pressione sull’esecutivo accelerando i tempi.

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Cultura e teatro dicono no alla contraffazione

Posted by on 5 Ott 2013 in Bacheca | 0 comments

Tutto quello che sto per dirvi è falso.

Locandina – Tutto quello che sto per dirvi è falso.

I “falsi” costituiscono un dramma sociale spesso trascurato dai media e non percepito nella sua pericolosità dai consumatori, che spesso non considerano gli eventuali conseguenti  danni alla salute e la distruzione di economia, lavoro, diritti sociali, dignità umana ed identità del made in Italy.

Tutto quello che sto per dirvi è falso”: è questo il titolo dello spettacolo, scritto da Andrea Guolo ed interpretato da Tiziana Di Masi, che ha debuttato ieri al teatro Goldoni di Venezia, prima tappa di un iter volto a sensibilizzare le coscienze riguardo al tema del commercio illegale.

L’iniziativa è stata presentata giovedì scorso a Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale del Veneto, dove lo stesso presidente della regione, Luca Zaia, ha introdotto l’incontro ricordando che il giro d’affari della contraffazione, che soltanto in Italia è stimato a 6,9 miliardi di euro, sottrae 110 mila posti di lavoro regolari e, nel mondo, costringe 115 milioni di bambini sotto i 14 anni a lavorare invece di andare a scuola.

L’assessore regionale alla tutela del consumatore, Franco Manzato, ha fatto poi notare che, negli ultimi tre anni, sono stati sequestrati in Veneto 400 milioni di articoli contraffatti: “Un’enormità, in particolar modo in un periodo in cui i marchi hanno un valore superiore e dunque la contraffazione rovina il tessuto sociale”.

La produzione, diretta dalla vicentina “La Piccionaia- i Carrara teatro stabile d’innovazione”, è l’esito di un percorso artistico complesso: l’attrice e protagonista Tiziana Di Masi ha infatti sottolineato che questo spettacolo nasce da inchieste, indagini sul campo, ed è una denuncia motivata e toccabile con mano.

Il progetto è in piena sintonia con gli obiettivi della Regione del Veneto-Assessorato dell’Agricoltura e Tutela del Consumatore, del tavolo congiunto Sistema Moda Veneto (Confindustria, Confartigianato, CNA, Confesercenti), delle principali Associazioni dei consumatori del Veneto e di soggetti impegnati nella lotta alla contraffazione, nonché del Ministero dello Sviluppo Economico e della Commissione Europea.

Per “Tutto quello che sto per dirvi è falso” è prevista una fitta programmazione itinerante in tutte le province venete con 15 repliche, almeno 8 delle quali in Istituti Scolastici, per poi diramarsi nelle altre Regioni d’Italia. Dopo tale debutto, nelle piazze italiane, nelle aziende e nei teatri, nei luoghi del confronto sociale ed economico del Paese, verranno organizzati veri e propri processi educativi/informativi: con un tono ironico, pungente, ma autentico, l’opera teatrale andrà a coinvolgere consumatori, imprenditori ed istituzioni sull’urgenza di un intervento mirato alla risoluzione di un fenomeno avente ripercussioni sociali pesanti, ponendo poi l’accento sulla nocività per la salute della quasi totalità degli oggetti contraffatti, in primis dell’abbigliamento, passando anche per giocattoli, alimentari, e farmaci.

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Il Made in Italy ha bisogno di normative e interventi per guardare al futuro

Posted by on 5 Giu 2013 in Bacheca | 0 comments

made in italyIl made in Italy continua ad essere estremamente apprezzato nel mondo, ma soffre a causa della crisi economica che ha colpito l’intera economia e a causa dell’assenza di interventi, sempre più necessari e urgenti, da parte delle istituzioni.

Un passo importante da compiere deve essere quello di sollecitare la Comunità Europea alla ratifica dell’obbligatorietà dell’indicazione “made in” e alla tracciabilità dei prodotti.

L’assenza di precisi e necessari criteri di etichettatura ha privato l’Italia e il made in Italy di quel nostro valore aggiunto tanto apprezzato e tanto necessario per competere con i paesi a basso costo del lavoro.

Roberto Bottoli, presidente del Gruppo Sistema Moda Unindustria Treviso e vicepresidente del Raggruppamento Regionale Confindustria Veneto parla così del made in Italy locale e guarda con speranza al futuro:

«Continuiamo a credere nel valore e nel futuro del Sistema Moda italiano ma la filiera dovrà impostare il proprio “modus pensandi” in un’ottica votata all’innovazione e promozione di un Made in Italy originale spendibile anche come marchio sui mercati internazionali, creando un valore aggiunto che tuteli sia le imprese che i consumatori. […] Per quanto sfilacciata la filiera resta un fondamentale patrimonio di tutti, anche delle grandi griffe che si credono autosufficienti; è un mix di conoscenze e capacità unico e irripetibile che il mondo ci invidia e noi stiamo inconsciamente disperdendo. Made in Italy non deve ridursi a solo “charme” ma evolversi in prodotti di stile e innovazione frutto di ricerca e investimenti; valori questi cui diamo voce tramite il Tavolo Regionale di Concertazione del Sistema Moda Veneto. […] Solo illuminati indirizzi politici potranno ravvivare le innate capacità imprenditoriali del “fare”; saranno la chiave del futuro».

 

Qui un altro intervento lucido e concreto di Roberto Bottoli.

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