IDM: Innovazione di Moda

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Chi ha paura del “Made in?”

Chi ha paura del “Made in?”

Posted by on 16 Apr 2015 in Bacheca | 0 comments

( ..) L’introduzione dell’obbligatorietà dcJ “Made in” sare be non so!o uno questione economica fondamentale ma anche un fatto di democrazia (il Parlamento Europeo si è espresso a favore) nonché un’ovvia forma di reciprocità nel commercio internazionale (sia in USA che in Cina hanno l’obbligo di etichettatura per le merci che importano) e ancora un fattore di lotta alla contraffazione e una tutela dei consumatori.

Notare che in ben 13 Paesi della Comunità Europea (BG, CY, CZ, EE, FI, GR, HU, LV, LT, PL, RO, ES, HU) è vigente una legge nazionale che impone l’obbligatorietà del marchio d’origine; l’Italia non può goderne.

Ora di fronte all’aussurdità della situazione il lettore potrà chiedersi il per­ché di questo attcggiamcnto palesemente masochistico di un’Europa che continua ad essere per la maggioranza di paesi ( 17 contro 12) sfavorevole all’introduzione del “Madc in”!

A livello tecnico è scontata la risposta: è la Germania, i paesi satelliti ed i paesi nordici con vocazione commerciale e non manifatturiera (come l ‘Ita­lia). Con l’obbligo della tracciabilità questi paesi vedrebbero i loro consu­matori più attenti negli acquisti c non attratti da prodotti a basso costo ma provenienti da Paesi di dubbia serietà; questo avrebbe ripercussioni negati­ve sugli utili realizzati dalle grandi compagnie commerciali.

Ma la Germania che in certi settori è anche un paese manifatturiero perché è così contraria? E ancor più perché è cosi influente e determinante nelle decisioni di Bruxelles?

Cerchiamo di spicgarlo in modo semplice: premettiamo che la Germania è attenta a non inimicarsi, con l’approvazione dell’etichettatura di origine, la Cina suo grande sbocco commerciale.

La Germania gode di una altissima reputazione nel settore elettromeccani­co; il Made in Germany è considerato dai consumatori una garanzia e ciò pennette buoni margini, occupazione ed il surplus commerciale tedesco. Se nel futuro il “Made in” fosse applicato anche a tale settore si evidenzie­rebbe che larga parte dell’attuale Made in Germany deriva da produzioni in Paesi dell ‘Est; ne deriverebbe un sensibile deprezzamento dell’immagine. A questo tipo di motivazioni non è estranea anche ad una certa fascia di imprese italiane che fa un uso “di comodo” (e spesso ai limiti della legalità) delle normative doganali comunitarie facendo passare per Made in Italy prodotti che invece hanno goduto di molteplici lavorazioni dell’estero; il tutto a danno di chi produce realmente in Italia e della nostra reputazione sui mercati internazionali che, specialmente in Oriente, amano e richiedo­no l’autentico “fabbricato in Italia”.

Fatta luce su “Chi ha paura del Made in” analizziamo anche il perché del dominio tedesco a Bruxelles. Non è tanto la forza tedesca bensì la debo­lezza italiana, evidenziatasi anche nella trattativa senza esiti, a fare la dif­ ferenza! Il Governo, che aveva sbandierato le opportunità del Semestre di presidenza Italiana a Bruxelles, si è invece invischiato su troppi fronti di vertenze a Roma; ha perso tre mesi e l ‘impegno sul “Made in” non è stato commisurato all’importanza del problema.

Certo è che finché l ‘Italia continuerà ad aumentare il proprio debito pub­blico senza riuscire a razionalizzare le spese dello Stato non riuscirà a re­alizzare quella riduzione (promessa ma ad oggi fittizia) della tassazione su imprese e consumatori che, unita alla semplificazione burocratica, è indispensabile a ridare competitività al sistema produttivo italiano e conse­guentemente all’occupazione; resterà quindi un Paese debole succube del blocco tedesco. Nell’attuale situazione del Paese in campo economico è ben difficile l ‘opera di qualsiasi Governo ma l’atteggiamento rimmciata­rio sul progetto “Made in” è stata certamente un’occasione perduta; serva almeno da monito a rutti gli attori a prepararsi fin da subito alla prossima battaglia su questo tema di vitale importanza per il benessere delle nostra comunità.
Roberto Bottoli
Vicepresidente Coordinamento Regionale
Sistema Moda Confindustria Veneto
Consigliere Unindustria Treviso con delega al Made in ltaly

 Da “Il Piave” – Marzo 2015

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Milano Fashion Week – #MFW

Milano Fashion Week – #MFW

Posted by on 19 Feb 2015 in Eventi | 0 comments

La Camera Nazionale della Moda Italiana – CNMI organizza anche quest’anno la settimana della moda coinvolgendo vip, addetti ai lavori, la città e i suoi turisti. 

Si conclude domani la Milano Fashion Week dedicata all’Uomo, mentre dal 2 Febbraio al 2 Marzo l’evento più prestigioso: Milano Moda Donna. Le sfilate della collezione donna rimangono infatti l’evento maggiormente atteso del sistema fashion a livello internazionale.

Milano ospita infatti più di 170 sfilate e presentazioni, promuovendo le case che hanno reso visibile il made in Italy in tutto il mondo e proponendo giovani talenti. Uno scenario in continua evoluzione che non permette certo di annoiarsi.

Il calendario degli eventi è disponibile al seguente link della Camera Nazionale della Moda Italiana.

 

 

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Expo 2015 – e la visione sul sistema tessile abbigliamento

Expo 2015 – e la visione sul sistema tessile abbigliamento

Posted by on 27 Gen 2015 in Eventi, intervista | 0 comments

In vista dell’Expo 2015 vengono presentati coinvolgenti video sul valore del nostro Paese, sulle competenze e sui numeri. Il video cui ci riferiamo è quello realizzato dal Ministero e dall’ICE: Italy the extraordinary commonplace.

Di questo video, così curato, ci stupisce però che saltino all’occhio molti luoghi comuni lasciando invece in ombra alcuni aspetti fondamentali della nostra storia, come per esempio il made in Italy e il nostro valore artigiano che ci invidiano in tutto il mondo…

Vogliamo quindi proporvi una visione differente a questo approccio, una visione che si incenta sul made in Italy e sul sistema tessile.

Articolo di Francesco Pontelli:

“Quando con grande enfasi si annunciò a Firenze durante l’ultimo Pitti Immagine, che il Governo avrebbe investito nel sistema tessile abbigliamento 34 Milioni all’anno, personalmente rimasi perplesso: certo trovavo fuori luogo l’entusiasmo di molti operatori del settore.

Non capivo come investire i 4,5 /1000 di quanto viene perso in liquidità ( da luglio quasi 89 miliardi di euro ) diventasse una grande scelta strategica e, quindi, non condividevo l’entusiasmo ma certo era comunque un segnale positivo.

Ora, però, finalmente il quadro si è fatto più chiaro… come ampiamente riportato nel link.

La vision di rilancio della economia italiana proposta con un video, visibile su youtube, per altro molto ben realizzato, presentata dal Governo Italiano con grande enfasi ai Potenti dell’economia a Davos (CH) non include il sistema Tessile Abbigliamento, ancora oggi con troppa superficialità indicato come Sistema Moda….

Una filiera che assicura un fatturato di 52,3 Miliardi di euro con un saldo commerciale positivo, secondo solo al settore metalmeccanico di fatto viene esclusa o peggio ignorata !

Ora nella presentazione e nel ragionamento che sottende tale realizzazione di questo video, di questi nobili esponenti del governo o peggio ancora dei consulenti, la visione di quello che potrebbe essere lo sviluppo economico italiano emerge sovrana quanto deprimente.

” lasciate ogni speranza o voi che entrate ”  recitava Dante.

Ecco noi possiamo ancora una volta lasciare ogni speranza che un governo comprenda l’importanza di questo settore ancora oggi
dileggiato dalle menti elette come old economy. Questo tra l’altro spiega al tempo stesso quale sia stato l’atteggiamento dello stesso Governo durante il semestre di Presidenza della Unione Europea relativamente alle trattative per ottenere l’ approvazione del protocollo alla base del quale potesse nascere la normativa relativa al made In.

Tale atteggiamento della politica e del Governo risulta antistorica e si infrange vergognosamente anche con quanto sta avvenendo nelle economie più sviluppate.

Le politiche di sviluppo economico e le elaborazioni delle relative strategie come quella Statunitense e Svizzera infatti stanno rendendo sempre più puntuali i protocolli per ottenere la certificazione della Made in USA o della Swiss Made.
Inserisco a tal proposito, lo ammetto, un mio breve intervento televisivo che parte proprio dalla questione dei protocolli del made in.

L’adozione di queste strategie altro non è se non manifestazioni non solo di conoscenza della aspettative del mercato globale, ma vere e proprie espressioni di una cultura economica che da noi NON esiste.”

 

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il valore artigiano

il valore artigiano

Posted by on 7 Gen 2015 in Bacheca | 0 comments

Made in Italy, eccellenze e artigianalità: aspetti che viaggiano strettamente collegati tra loro. Si tratta di qualità e competenze da sempre abbinate al nostro Paese e alle tipicità locali che lo caratterizzano in quanto aspetto di unicità che genera interessa da ogni parte del mondo.

Oggi vogliamo presentare il caso di  Eleonora Odorizzi e Andrea Miserocchi: due architetti che hanno deciso di andare a caccia del Valore Artigiano in tutta Italia.

La loro idea nasce proprio dalla motivazione di rendere visibile la qualità dell’artigianato, andando a creare una piattaforma – in via di costruzione – dove raccontare e far vivere la storia di artigiani che con grandissima cura dei dettagli realizzano prodotti unici.

La piattaforma in oggetto si chiama Italian Stories – www.italianstories.it – sarà a breve online grazie ai finanziamenti della Comunità Europea e proporrà una nuova esperienza: la possibilità di fare visita agli artigiani e vivere con loro momenti di condivisione e di laboratorio. Gli artigiani infatti sono entusiasti di poter entrare in contatto con appassionati e interessati all’artigianato e alle loro lavorazioni e saranno ben lieti di poter spiegare e trasmettere il loro sapere.

Le botteghe degli artigiani si trovano nei posti più disparati e come vuole la tradizione, spesso in piccoli borghi. In questo modo non si offre solo la possibilità di entrare in contatto diretto con piccole eccellenze ma anche di poter visitare e scoprire luoghi nuovi e prodotti tipici.

Da panetterie a fonderie la tipologia di artigianato spazia moltissimo, andando a cogliere molteplici interessi. Inoltre l’idea di fondo è di diffondere proprio attraverso la rete e tutti i suoi mezzi il valore artigiano, permettendo di raggiungere tutti gli interessati anche attraverso i Social Network.

La realtà, nel suo aspetto più artigianale, si fonde e si completa sempre di più attraverso il digitale!

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I Nostri migliori Auguri per un Sereno Natale

Posted by on 23 Dic 2014 in Bacheca | 0 comments

Mancano pochissimi giorni a Natale e vogliamo farvi i  nostri migliori auguri parlandovi dell’importanza del Made in Italy! I consumi degli italiani sono in calo ma il valore del prodotto italiano non tramonta e proprio a questo vogliamo dedicare i nostri auguri, convinti che la qualità possa trovare la sua strada anche in questo periodo storico particolarmente spinoso.

Parlando di made in Italy citiamo un’eccellenza Veneta: il Lanificio Bottoli di Vittorio Veneto.

Una storia importante, di quattro generazioni di una famiglia di imprenditori veneti che iniziarono con la produzione di coperte e panni in lana intorno al 1861. Nel 1978  Roberto Bottoli rifondò l’azienda che era stata del padre e dei nonni e ha saputo evolvere la propria vocazione produttiva nel campo dei tessuti fantasia.

Oggi Lane Bottoli è uno dei produttori di tessuti Made in Italy più conosciuti al mondo. Competitività, qualità, serietà e servizio costituiscono i principi e i valori della filosofia e del successo aziendale.

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“È sorprendente come nella vita ci si possa emozionare, giorno dopo giorno, di tante immagini…anche di un candido gregge tranquillo al pascolo sull’Appennino o pigro nel seguire il greto del Piave.” Cit. Roberto Bottoli

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