IDM: Innovazione di Moda

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La Fasla Moda in Europa costa 26 MLD!

La Fasla Moda in Europa costa 26 MLD!

Posted by on 4 Ago 2015 in Bacheca | 0 comments

L’Ufficio per l’Armonizzazione del Mercato Interno (Uami), che agisce da agenzia europea per la proprietà intellettuale, ha condotto uno studio per definire l’impatto che ha il mercato della contraffazione sull’Unione Europea.

Emergono dati allarmanti, infatti, i falsari di abbigliamento e accessori producono all’Unione Europea un danno di oltre 26 miliardi di euro all’anno e provocano la perdita di 363 mila posti di lavoro. La cifra equivale a circa il 10% del giro d’affari complessivo annuo della moda dei 28 Paesi compresi nell’Unione Europea.

 L’impatto indiretto del fenomeno fornisce danni non da meno: a causa della contraffazione, le aziende accusano un colpo da 43,3 miliardi di euro e una perdita di circa 518mila posti di lavoro; inoltre, dal momento che i produttori e i commercianti del falso non pagano le tasse, i contributi previdenziali e l’Iva, si stima che 8 miliardi di euro di entrate non arrivino alle casse dell’Europa. L’Italia è il Paese che ne risente maggiormente con una perdita di 4,5 miliardi di ricavi e la perdita di 50mila posti di lavoro (80 000 se si considera l’effetto indiretto), in particolare per quanto riguarda il settore dell’abbigliamento. La Spagna si trova al secondo posto con una stima di 4,1 miliardi in meno, mentre la Gran Bretagna è al terzo posto con 3,6 miliardi.

Il Presidente dell’UAMI, Antonio Campinos, ha dichiarato: “Con questo studio possiamo quantificare l’impatto economico della contraffazione a livello europeo nei settori dell’abbigliamento, calzature e accessori, nonché le conseguenze in termini di mancati ricavi e posti di lavoro persi. Tali risultati non aiuteranno soltanto i responsabili politici nel loro lavoro, ma aiuteranno anche i consumatori a compiere scelte più coscienziose.” “La contraffazione è un disastro –dichiara Gianluca Fascina, presidente federazione moda di Confartigianato Imprese Veneto- che ha delle precise responsabilità politiche a livello nazionale e locale. Troppo a lungo i governi e le amministrazioni locali hanno sottovalutato questo tremendo fenomeno criminale. Vanno intensificati i controlli da parte delle Polizie locali, il primo fronte contro il dilagare di queste azioni del crimine economico organizzato, ma non solo –conclude-. Va rafforzata tutta l’architettura di contrasto con nuove leggi e soprattutto con un nuovo sistema sanzionatorio davvero deterrente”.

Si fanno sempre più necessari maggiori controlli per evitare perdite così alte e valorizzare la qualità.

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Colella vuole salvare Ittierre

Posted by on 11 Mar 2014 in Bacheca | 0 comments

ittierre Il gruppo Colella ha depositato presso il tribunale di Isernia una proposta vincolante per concludere un contratto di affitto di ramo dell’azienda della Ittierre e la relativa opzione di acquisto: a confermarlo, il presidente del gruppo, capo, tra l’altro, di un piccolo impero di acque minerali in forte espansione, Camillo Colella. Il costo dell’operazione sarebbe di circa 3 milioni e 200.000 euro. La strategia di Colella prevede anche la creazione, all’interno del gruppo, di una Newco dedicata al comparto moda per poi acquisire a breve termine un marchio di abbigliamento. Dopo l’eventuale via libera all’acquisto da parte del giudice fallimentare, il piano industriale prevede la costituzione di due “Poli della moda” e quindi lo spostamento della produzione industriale da Pettoranello a Monteroduni, presso gli stabili che una volta ospitavano la vecchia Gtr (25.000 metri quadrati di capannoni). Oltre al polo di tipo industriale ci sarà anche quello commerciale: potrebbe essere possibile utilizzare l’outlet già esistente oltre che aprire alcuni negozi a Roma e Milano facendo leva sulla disponibilità di immobili del gruppo Colella (che, ricordiamolo, attraverso le tre società di cui dispone il controllo realizza aggregati per oltre 60 milioni di euro, oltre ad aver movimentato circa un miliardo di euro negli ultimi 15 anni tra attività immobiliari e non).

Dal progetto spunta anche l’acquisizione di nuovi marchi importanti nel campo della moda, tra cui Ferrè: Colella ha infatti dichiarato di volere acquistare un primario marchio internazionale da far produrre alla nuova Ittierre, e tra gli obiettivi dell’imprenditore molisano si pensa ci possa essere proprio il recupero di Ferré almeno come licenza. Si cercherebbe di raccogliere e mettere insieme tutto ciò che di Ittierre è rimasto di buono, a cominciare dai marchi storici che hanno fatto grande l’azienda di Pettonarello, con lo scopo di ottenere il riconoscimento dell’area di crisi e riqualificare una grande azienda.

Al progetto di rilancio dell’azienda lavorerebbero l’ex amministratore delegato Petrollini e l’ex manager di lunga data di Ittierre e ora alla guida di Rifle, Antonio Arcaro (che contribuì alla scalata dei mercati più prestigiosi nel mondo della moda  ai tempi del patron Tonino Perna).

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Il debutto di Matteo Marzotto, nuovo presidente di Fiera Vicenza

Posted by on 23 Gen 2014 in Bacheca | 0 comments

marzottoNominato lo scorso 23 dicembre presidente di Fiera di Vicenza, Matteo Marzotto ha debuttato ufficialmente in tale ruolo nell’edizione “Winter” di Vicenzaoro: si tratta del secondo Marzotto a prendere le redini della fiera di Vicenza (il primo fu il nonno Gaetano nel 1948).

Inizia così per Matteo Marzotto un nuovo percorso professionale rivolto ai settori più importanti per Fiera Vicenza, tutto ciò dopo vent’anni di esperienza nel mondo del tessile e della moda (l’ultima risale al 2009 con l’acquisizione e il rilancio della maison Vionnet).

Vicenzaoro è il Salone del gioiello più importante al mondo, e non soltanto in termini di business ma anche di creatività: ecco il perché della scelta di un presidente come Matteo Marzotto, dotato di grandi capacità imprenditoriali e di conoscenze nel campo della moda. Sentiamo cosa ha dichiarato a riguardo il neopresidente:

Come si sente in questa nuova veste di presidente di Fiera di Vicenza?

Sono molto onorato e felice di aver ricevuto questa proposta e mi lusinga di essere stato scelto per rivestire una carica così importante e quindi per contribuire al successo di Fiera Vicenza. Io credo che ci sia una certa coerenza tra questo nuovo ruolo e tutto quello che ho fatto finora. C’è una certa continuità. Per oltre vent’anni ho lavorato nel tessile e nella moda e adesso in un mondo altrettanto creativo come per esempio il gioiello.

Quali sono le differenze tra l’abito e il gioiello?

Credo che ci sia una grande connessione tra questi due mondi che consiste nel potere decorativo di entrambi. L’unica differenza è che l’abito innanzitutto veste il corpo e poi lo decora. Il gioiello, invece, impreziosisce soltanto alcune parti del corpo. Il gioiello come anche la bijouteria sono un elemento costante durante la presentazione delle collezioni di moda. Prima vedi l’abito e poi il gioiello. Penso che si possa creare un’osmosi tra la moda e il gioiello grazie alla loro rispettiva creatività.

C’è un calo di giovani talenti nel design del gioiello rispetto alla moda?

Credo di no. Una delle tante iniziative di Vicenzaoro è proprio quella di promuovere un contest di giovani design. Quando penso a Vicenzaoro penso all’eccellenza del Made in Italy. Molti brands italiani investono tantissimo nella creatività dei giovani per personalizzare le proprie collezioni e i risultati si vedono. Basta andare in giro tra i padiglioni della fiera per vedere creazioni davvero speciali come per esempio alcuni braccialetti che ho visto in uno dei nostri stand realizzati da un produttore italiano con delle maglie sottili con diamanti o degli orecchini con pietre preziose montate ad arte. Qui una donna potrebbe perdere il controllo!

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