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Dati Istat: ad aprile 2013 è leggermente cresciuta la fiducia dei consumatori

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fiducia_consumatori_aprile_2013Secondo i dati dell’Istat pare che i giudizi e la fiducia dei consumatori italiani sulla situazione economica del paese stiano migliorando, ma diminuisce quella riguardo la situazione personale, dovuta soprattutto all’aumento del tasso di disoccupazione.

Dall’ultima rilevazione Istat sono, infatti, emersi alcuni dati confortanti. Nel mese di aprile 2013 il clima di fiducia dei consumatori è aumentato a 86,3 punti, rispetto agli 85,3 del mese di marzo. Ad aumentare è stata soprattutto la componente riguardante il quadro economico italiano, del quale il relativo indice passa da 69,2 a 73,5, mentre diminuisce quella relativa al clima personale che passa da 91,4 a 90,5.

In generale, secondo l’Istat, i giudizi degli italiani e le attese sull’imminente futuro della situazione economica del paese migliorano: i dati passano, rispettivamente, da -147 a -137 e da -61 a -50.

Purtroppo, tuttavia, non migliorano le percezioni e i fatti che riguardano la disoccupazione interna, infatti, le opinioni dei consumatori mostrano un aumento che porta il saldo da 104 a 109. Anche le possibilità attuali e future di risparmio sono in diminuzione e passano rispettivamente da 132 a 121 e da -81 a -90.

I dati mostrano una sobria crescita della fiducia che, unita alla stabilizzazione dei mercati derivante dalla formazione del nuovo governo, potrebbe portare ad un percorso di lenta ma graduale uscita dalla crisi. Un percorso sempre più necessario anche alle aziende della moda che, ormai, guardano con sempre maggior sfiducia al mercato dei consumi interni.

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Formare per Innovare

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Nel mese di dicembre del 2010 sono stati resi noti  i dati Istat sulla propensione all’innovazione delle imprese italiane fino alla fine del 2008.
I dati rivelano che un’impresa su tre nel periodo tra il 2006 e il 2008 ha messo in atto azioni interne di innovazione (circa 69.000 aziende), la maggior parte delle quali (il 30,7%) ha introdotto sul mercato o nel proprio processo produttivo almeno un’innovazione. Il rimanente 2,4% riguarda le imprese che hanno svolto attività di innovazione, che però non si erano ancora tradotte in nuovi prodotti, servizi o processi alla fine del 2008 .
Il 70,4% delle imprese innovatrici ha introdotto anche forme di innovazione organizzativa o di marketing , e qui vincono le novità che interessano le pratiche di gestione aziendale, l’organizzazione interna del lavoro o le relazioni con l’esterno (55,6%), preferite all’introduzione di nuove strategie commerciali (48,5%).

Il principale canale informativo utilizzato per lo sviluppo dei loro processi innovativi è costituito dalle fonti interne, ritenute importanti per oltre tre quarti delle imprese. Più di due terzi considera importante i rapporti con i fornitori mentre un’impresa su due giudica rilevanti le informazioni provenienti dai clienti. Solo l’8,3%  invece valuta determinanti nel percorso di innovazione i rapporti con le università e  il 5,5% quelli con gli istituti di ricerca pubblici.

Per due imprese su tre è necessario innovare per incrementare la capacità produttiva e migliorare le condizioni di salute e di sicurezza. Solo un’impresa su due ha dichiarato di innovare soprattutto per ridurre il costo del lavoro.  Il 44,3% delle imprese dichiara di aver contribuito, con le innovazioni introdotte, alla riduzione dell’impatto ambientale e all’ottimizzazione delle risorse naturali in fase di produzione,  il 41,8% ha realizzato interventi innovativi nella fase di consumo e utilizzo dei beni.

La sfida per tutte le aziende che innovano è comunque quella di trovare un mezzo semplice ed efficace per portare le azioni da dentro l’azienda a fuori. Nella realtà odierna i sistemi non garantiscono il cambiamento.

Questo non significa che le organizzazioni ed i sistemi debbano essere ignorati nello sforzo di stabilire una cultura dell’innovazione. Ma spesso sistemi e strutture sono diventate una sorta di Santo Graal intoccabile. E purtroppo quando troppo forte è la dipendenza da strutture e sistemi, dalla ricerca delle nuove possibilità si passa al culto delle parole fine a se stesse, senza produrre nulla di davvero innovativo. In un mondo in continuo cambiamento, le persone sono l’ispirazione ed il fine delle aziende ovvero sono loro che creano ed innovano. Qui è il punto da dove deve cominciare l’innovazione, dalle persone e dall’interno dell’azienda, dalle azioni di formazione continua. Si possono creare tutti i sistemi di ricompensa che si crede, si può reinventare l’area di lavoro, ma se ogni persona in azienda non possiede la necessità di innovare e non viene formata e orientata verso la cultura dell’innovazione, non c’è procedura o protocollo che tenga.

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