IDM: Innovazione di Moda

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il valore artigiano

il valore artigiano

Posted by on 7 Gen 2015 in Bacheca | 0 comments

Made in Italy, eccellenze e artigianalità: aspetti che viaggiano strettamente collegati tra loro. Si tratta di qualità e competenze da sempre abbinate al nostro Paese e alle tipicità locali che lo caratterizzano in quanto aspetto di unicità che genera interessa da ogni parte del mondo.

Oggi vogliamo presentare il caso di  Eleonora Odorizzi e Andrea Miserocchi: due architetti che hanno deciso di andare a caccia del Valore Artigiano in tutta Italia.

La loro idea nasce proprio dalla motivazione di rendere visibile la qualità dell’artigianato, andando a creare una piattaforma – in via di costruzione – dove raccontare e far vivere la storia di artigiani che con grandissima cura dei dettagli realizzano prodotti unici.

La piattaforma in oggetto si chiama Italian Stories – www.italianstories.it – sarà a breve online grazie ai finanziamenti della Comunità Europea e proporrà una nuova esperienza: la possibilità di fare visita agli artigiani e vivere con loro momenti di condivisione e di laboratorio. Gli artigiani infatti sono entusiasti di poter entrare in contatto con appassionati e interessati all’artigianato e alle loro lavorazioni e saranno ben lieti di poter spiegare e trasmettere il loro sapere.

Le botteghe degli artigiani si trovano nei posti più disparati e come vuole la tradizione, spesso in piccoli borghi. In questo modo non si offre solo la possibilità di entrare in contatto diretto con piccole eccellenze ma anche di poter visitare e scoprire luoghi nuovi e prodotti tipici.

Da panetterie a fonderie la tipologia di artigianato spazia moltissimo, andando a cogliere molteplici interessi. Inoltre l’idea di fondo è di diffondere proprio attraverso la rete e tutti i suoi mezzi il valore artigiano, permettendo di raggiungere tutti gli interessati anche attraverso i Social Network.

La realtà, nel suo aspetto più artigianale, si fonde e si completa sempre di più attraverso il digitale!

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Progetto FINESTRE SUL MONDO DEL LAVORO: ISTRUZIONE SUPERIORE AD INDIRIZZO TECNICO GRAFICA E COMUNICAZIONE – SISTEMA MODA

Posted by on 27 Nov 2014 in Eventi | 0 comments

Progetto finanziato dalla Regione del Veneto

SCUOLA APERTA

“LA SCUOLA INCONTRA L’IMPRESA”

Nell’ambito del progetto FSE “L’ISTITUTO TECNICO COME PRIMA IMPRESA” viene organizzata il giorno 29 novembre 2014 dalle ore 9.15 presso l’ISS RUZZA di Padova una giornata di Scuola Aperta dove i protagonisti saranno Imprenditori e Tecnici del Comparto Moda e Calzatura.

La tavola rotonda farà un focus sui nuovi scenari del settore Moda, ma soprattutto, su quelle che sono le competenze e le figure professionali richieste.

Programma:

9.15 – 9.30 Saluti di Benvenuto

Anna Maria Addante – Dirigente Scolastico

                 Enrico Bressan – Fondazione Centro Produttività Veneto

                   Saluti Istituzionali

9.30 – 10.45 Tavola rotonda con interventi di:

Mauro Tescaro – Direttore Politecnico Calzaturiero

Simonetta Gobbo – Antia (Ass. Naz. Tecnici Abbigliamento)

Andrea Rambaldi – FashionArt Srl e Presidente Sez. Tessile e Moda Confindustria Padova

Paolo Xoccato – Xacus Srl

Monica Montanaro – Gefin Srl

Paolo Targhetta – Pespow Confezioni Spa

Rosy Garbo – Atelier Rosy Garbo Snc

Alex Lando – Studio Lando e Badon

Roberta Zago – Ra_Officina Creativa

10.45 – 11.15  Interventi da parte della platea con domande rivolte direttamente agli Esperti

11.15 – 11.45  Presentazione dell’offerta formativa da parte dei referenti

Chiara Bau’ – Moda Professionale

Flavia Fascina – Moda Tecnico

Roberto Gigliotti – ITS Cosmo

11.45 – 12.30  Gli Imprenditori resteranno a disposizione in Aula Magna per ulteriori domande.

Le famiglie interessate al percorso di studi potranno seguire i docenti a disposizione e visitare le sedi del Ruzza di Via Sanmicheli (sede del percorso Moda Professionale) o di Via Leopardi (ex Natta sede del percorso Moda Tecnico).

ISTITUTO ISTRUZIONE SUPERIORE “E. USUELLI RUZZA”

VIA SANMICHELI, 8 – 35123 PADOVA

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Moncler e il Made in Italy

Posted by on 12 Nov 2014 in Bacheca | 0 comments

In questi giorni Moncler ha fatto parlare molto di sé, anche se in questo caso non per le peculiarità del brand e del lusso. Si parla di produzione, di delocalizzazione, di costi effettivi e di trattamento degli animali; tutti temi molto delicati.

Vogliamo prendere in considerazione la delocalizzazione come tema principale, in quanto si tratta dell’elemento più determinante della discussione e dal quale, di fatto, derivano gli altri aspetti. Il fenomeno ormai è diventato molto diffuso, sia tra i piccoli produttori che tra i colossi del mondo della moda e non solo, copre indifferentemente tutti i settori.
Sicuramente esternalizzare nei paesi dell’est, dove la mano d’opera ha un costo nettamente inferiore, permette alle imprese di poter risparmiare sui costi di produzione ed applicare un maggior markup ma non sempre tale scelta è percepita come positiva dal cliente finale.

Bisogna d’altronde tenere presente che per molte attività la delocalizzazione è l’unica via per poter mantenere la propria presenza nel mercato e garantire almeno una parte dei posti di lavoro nel territorio nazionale ma, nel momento in cui si parla di Made in Italy, la questione si fa molto spinosa.

Il made in Italy è un valore riconosciuto in termini internazionali sia per la qualità che per il significato a cui è associato, motivo per cui necessiterebbe di qualche linea guida maggiore nella sua definizione. Oggi il concetto di Made in Italy è diventato veritiero entro certi limiti, considerato il tasso di delocalizzazione della produzione, anche se solitamente i Brand di riferimento mantengono giustamente alti livelli di rifinitura e competenza tecnica. In ogni caso, non si parla più di made in al 100% non essendo presente ad oggi una regolamentazione in merito e questo è un dato di fatto.

Per correttezza e chiarezza la soluzione ideale sarebbe regolamentare in modo indiscutibile le modalità per poter usufruire dell’assegnazione del titolo Made in Italy; la situazione del mercato odierno purtroppo non sembra favorevole a porre le condizioni per poter avviare un processo simile.

In una situazione economica di crisi una posizione più netta nei confronti della regolamentazione e del “made in” aiuterebbe a definire meglio i canoni cui fare riferimento e sarebbe la legislazione l’incaricata di preoccuparsi di eventuali violazioni delle norme da rispettare.

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Origin Passion & Beliefs: le origini non vanno mai smentite

Posted by on 6 Mag 2014 in Bacheca, Eventi | 0 comments

Origin-passion-and-beliefsAl via giovedì 8 maggio 2014  Origin Passion & Beliefs, grande laboratorio espositivo di quattro giorni in cui le più qualificate capacità tecniche tipiche del Made in Italy incontreranno i migliori designer del settore Accessorio Moda a livello internazionale. Sicuramente l’Italia può fare affidamento su uno dei più fitti ed efficienti sistemi artigianali ed industriali, specialmente per quanto riguarda i settori del design, della moda e del lusso: l’obiettivo di Origin Passion and Beliefs è quello di favorire l’incontro tra differenti competenze, il “saper fare” artigianale Made in Italy, la creatività, la qualità dei materiali e lo stile, per poi incentivare lo sviluppo di nuovi network commerciali con i compratori più prestigiosi invitati per l’occasione.

Sarà di certo inevitabile rimanere affascinati dal Made in Italy ed in particolar modo dai talenti del Veneto che talvolta non hanno la visibilità che meriterebbero, rivolta invece quasi ed esclusivamente ai grandi brand: anche questo mondo nascosto, però, contribuisce alla creazione dell Made in Italy e al ritorno degli investimenti.

Quattro le sezioni (textile, leather, technology e stone) e 60 i fornitori selezionati per l’elevatissima qualità del prodotto. Ci saranno espositori eccellenti (tra i quali anche 100 giovani designer emergenti), ma avranno un ruolo anche le scuole professionali. I visitatori? Buyer, distributori, product manager e team creativi: come ha dichiarato al Corriere della Sera Corrado Facco, direttore generale di Fiera di Vicenza, il progetto mira a fare incontrare tutte le professionalità del fashion, mettendo sul tavolo le variegate competenze di tutti i protagonisti della filiera.

Ci saranno anche cinque brand scelti come ambasciatori per rappresentare le eccellenze produttive del territorio riconosciute a livello internazionale: Internade Europe sarà il riferimento per il settore profumeria, mentre in rappresentanza del settore tessile ci saranno il calzaturificio Stephen, Pier spa, Bonotto spa e la tessitura Luigi Bevilaqua.

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Il Made in Italy può vantare storia e tradizione uniche al mondo: l’azienda di lanifici Bonotto, per esempio, sostiene che la qualità di un tessuto sia correlata al tempo impiegato per produrlo. E’ per questo che ha adottato “vecchie” tecnologie al fine di ottenere sensazioni tattili e visive uniche suscitate da trame e tessuti come quelli di una volta, duraturi, ricchi, preziosi, veri e rispettati nella loro natura ed intimità e quindi derivanti da un rapporto più veritiero e naturale tra uomo e macchina. La “fabbrica lenta” è un modello manifatturiero che attribuisce più importanza alla qualità della produzione piuttosto che alla quantità: è per questo che i maestri dell’azienda Bonotto utilizzano le tecniche del dopoguerra, per cui sono le mani a fare la differenza e a mettere nel fulcro del DNA del brand l’eccellenza della bottega rinascimentale.

E poi c’è la tessitura artigianale veneziana Luigi Bevilacqua, rinomata per i velluti estremamente pregiati prodotti con telai del Settecento in maniera molto più lenta rispetto a quella impiegata dalle macchine moderne (basta pensare che ogni tanto devono essere fermati per essere ricaricati e ricalibrati, ed in media occorrono circa venti giorni in più rispetto ad una normale produzione), ma in modo da garantire la qualità ed il prestigio del marchio che da tre secoli si adopera costantemente in un ambiente in cui il rumore dei telai e le mani esperte delle tessitrici mantengono viva un’arte del passato.

Insomma: le origini non vanno mai smentite!

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Il debutto di Matteo Marzotto, nuovo presidente di Fiera Vicenza

Posted by on 23 Gen 2014 in Bacheca | 0 comments

marzottoNominato lo scorso 23 dicembre presidente di Fiera di Vicenza, Matteo Marzotto ha debuttato ufficialmente in tale ruolo nell’edizione “Winter” di Vicenzaoro: si tratta del secondo Marzotto a prendere le redini della fiera di Vicenza (il primo fu il nonno Gaetano nel 1948).

Inizia così per Matteo Marzotto un nuovo percorso professionale rivolto ai settori più importanti per Fiera Vicenza, tutto ciò dopo vent’anni di esperienza nel mondo del tessile e della moda (l’ultima risale al 2009 con l’acquisizione e il rilancio della maison Vionnet).

Vicenzaoro è il Salone del gioiello più importante al mondo, e non soltanto in termini di business ma anche di creatività: ecco il perché della scelta di un presidente come Matteo Marzotto, dotato di grandi capacità imprenditoriali e di conoscenze nel campo della moda. Sentiamo cosa ha dichiarato a riguardo il neopresidente:

Come si sente in questa nuova veste di presidente di Fiera di Vicenza?

Sono molto onorato e felice di aver ricevuto questa proposta e mi lusinga di essere stato scelto per rivestire una carica così importante e quindi per contribuire al successo di Fiera Vicenza. Io credo che ci sia una certa coerenza tra questo nuovo ruolo e tutto quello che ho fatto finora. C’è una certa continuità. Per oltre vent’anni ho lavorato nel tessile e nella moda e adesso in un mondo altrettanto creativo come per esempio il gioiello.

Quali sono le differenze tra l’abito e il gioiello?

Credo che ci sia una grande connessione tra questi due mondi che consiste nel potere decorativo di entrambi. L’unica differenza è che l’abito innanzitutto veste il corpo e poi lo decora. Il gioiello, invece, impreziosisce soltanto alcune parti del corpo. Il gioiello come anche la bijouteria sono un elemento costante durante la presentazione delle collezioni di moda. Prima vedi l’abito e poi il gioiello. Penso che si possa creare un’osmosi tra la moda e il gioiello grazie alla loro rispettiva creatività.

C’è un calo di giovani talenti nel design del gioiello rispetto alla moda?

Credo di no. Una delle tante iniziative di Vicenzaoro è proprio quella di promuovere un contest di giovani design. Quando penso a Vicenzaoro penso all’eccellenza del Made in Italy. Molti brands italiani investono tantissimo nella creatività dei giovani per personalizzare le proprie collezioni e i risultati si vedono. Basta andare in giro tra i padiglioni della fiera per vedere creazioni davvero speciali come per esempio alcuni braccialetti che ho visto in uno dei nostri stand realizzati da un produttore italiano con delle maglie sottili con diamanti o degli orecchini con pietre preziose montate ad arte. Qui una donna potrebbe perdere il controllo!

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