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Etichettatura Made in ItalyÈ un momento di rammarico e delusione per i produttori di quell’eccellenza Made in Italy apprezzata in tutto il mondo. La scorsa settimana la Commissione europea ha concluso le battaglie, durate dieci anni, per rendere obbligatoria l’etichettatura della provenienza extra-Ue. Una battaglia, portata avanti da molti Paesi europei che vedeva l’Italia in prima linea, per combattere la concorrenza sleale di merci d’importazione low cost.

Le motivazioni giuridiche alla base della decisione contestata sono molto complesse e riguardano principalmente il mutato panorama giuridico multilaterale, che rende incerta la possibilità di estendere il regolamento.

Questa decisione colpisce duramente non solo il settore del tessile e del calzaturiero, ma anche altre eccellenze italiane quali piastrelle, ceramiche, gioielli, mobili. Una sconfitta che penalizza profondamente non solo i produttori italiani ed europei, ma anche e soprattutto in consumatori e i loro acquisti.

Silvio Albini, presidente di Milano Unica è rimasto sbalordito dalla notizia e ha affermato: «No. Non ora. Non ci voleva proprio. C’è bisogno di tracciabilità a maggior ragione quando andiamo a portare all’estero i nostri prodotti. I buyer qui vogliono avere la certezza di comprare vero Made in Italy».

E ancora, Rosanna Toniazzo, presidente in Veneto di Federmoda ha dichiarato: «Questo è un giorno di lutto per le imprese italiane che combattono da un decennio perché siano stabilite norme di trasparenza a tutela dei consumatori e dei nostri prodotti di qualità».

L’etichettatura è uno strumento essenziale che tutela consumatori e produttori e questa decisione rappresenta un duro colpo per i produttori italiani ed europei soprattutto in un momento storico di crisi economica e di grande espansione di merci contraffatte.

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