IDM: Innovazione di Moda

Navigation Menu

Fashion: una storia lunga kilometri di tessuto

Posted by on 28 Ott 2014 in intervista | 0 comments

Intervista a Lidia Zocche, Responsabile del servizio cultura del comune di Schio

Presente come relatrice all’evento “Archivi Vivi: il Fashion nell’era Digitale”, tenutosi a Schio il 24 ottobre, Lidia Zocche: Responsabile Servizio Cultura del comune di Schio. Di seguito qualche notizia su di lei, dopo essersi laureata in Lettere e Letterature Moderne presso l’Università di Padova, ha conseguito il Diploma nel Corso di Perfezionamento per responsabile di progetti culturali, presso la Fondazione Fitzcarraldo a Torino.

Durante la sua presentazione, Lidia Zocche ha spiegato che l’evento, organizzato da Atman e promosso da Fondazione Comunica e Talent Garden, ha voluto comprendere il tema degli “Archivi Vivi” proprio al fine di promuovere la cultura, di farla uscire dagli archivi e contaminarla, per esempio esplorando il rapporto tra cultura ed impresa.

La cultura, infatti, che risiede nell’archivio statico, nel nostro passato, è alla base di ogni società e del progresso. Bisogna, quindi, farla uscire dalla nicchia, attraverso le tecnologie, per renderla fruibile.  Ha, poi, raccontato che fra le sue passioni vi è quella di esplorare campi ed ambiti d’interesse che conosce poco e che i suoi libri preferiti sono “Il gabbiano Jonathan  Livingston” di Richard Bach, “Un secolo troppo presto” di Adriano Olivetti e “Cambiamo tutto” di Riccardo Luna.

A fine conferenza la abbiamo intervistata:

Come è nata l’intuizione di mettere insieme il mondo del Digitale con quello della moda?

Mi sono accorta che utilizzando un approccio classico, come da mia formazione, sarebbe stato “un bagno si sangue dal punto di vista economico” e non avrei raggiunto l’obiettivo di far incontrare la cultura con l’economia. Allora ho cercato di cambiare punto di vista! La strada tradizionale sarebbe ovviamente stata la più semplice: avrei potuto semplicemente fare ciò che i manuali dicono,trovandomi quindi ad investire moltissimo denaro nella catalogazione dell’archivio “Lanerossi”, però con la consapevolezza che questo progetto così oneroso sarebbe stato difficile da portare a termine.A questo punto, sospettosa delle risposte facili, ho abbandonato la via maestra, cercando nuove strade per affrontare l’archivio, confrontandomi con le persone con cui ero in contatto, cioè Maria Luisa Frisa e Mario Lupano della facoltà di Design della moda dello IUAV, Cristiano Seganfreddo di  FuoriBiennale, Michele Bocchese presidente di Confindustria moda della provincia di Vicenza e poi del Veneto,per cercare di capire, incontrandosi e discutendo, quale utilità potesse avere l’archivio. L’idea partorita è questo nuovo modo di affrontare l’archivio storico, mettendo in comunicazione mondi completamente diversi.

L’archivio sembra essere un’ esclusiva degli archivisti o degli studiosi di storia, ma in realtà per le aziende che progettano, e quindi fanno molta ricerca, l’archivio diventa importantissimo perché possono attraverso di esso prendere spunto dalla storia passata.

La fase che stiamo vivendo oggi ci dà la fortuna di assistere a numerosi cambiamenti, in cui il passato può aiutare e può darci spunti a cui poi noi dobbiamo aggiungere del nostro, facendo così compenetrare l’Ottocento e il Duemila.Si ottiene in tal modo una terza cosa diversa. Non si può parlare solo di digitale e di analogico, quindi di passato e presente, perché viviamo in una sorta di Terza Rivoluzione industriale, in cui i due mondi si integrano creando qualcosa a cui ora non posso dare un nome (verrà dato in una fase post-rivoluzionaria, come ogni cosa).

 

Che importanza ha questo luogo che è stato scelto per la conferenza?

È un luogo storico che risale al 1757, dove sono stati tessuti chilometri su chilometri di tessuti di grande qualità, quindi, io credo, che luoghi così possano trasmetterci ancora qualcosa, anche a livello emozionale, guardando questi macchinari.

Mettere insieme ciò che è assoluta avanguardia in un luogo che da secoli opera materialmente nello specifico settore, è il simbolo perfetto per definire la Terza Rivoluzione industriale.

 

Secondo quali criteri sono stati scelti relatori e scuole?

Si tratta di scuole con un bagaglio di conoscenze ed interesse verso la moda, mentre i relatori sono provenienti da aree diverse per arricchire attraverso la diversità.

 

In che modo si possono rendere vivi gli archivi?

L’archivio deve essere visto non solo come mera fonte per gli storici, ma deve essere linfa vitale per l’economia. L’archivio non è accessibile a tutti, vi sono dei distinguo da fare, ma ciò non toglie il fatto che il materiale possa essere utile.

Il primo passo compiuto da me è stato quello di sensibilizzare gli imprenditori sull’importanza dei propri archivi. In seguito ho cercato di venire in possesso degli archivi delle aziende storiche che sono state vendute, salvandone così il patrimonio. L’archivio diventa quindi il fattore competitivo che ci può contraddistinguere dagli altri competitors a livello nazionale.

In secondo luogo, si è iniziato a censire gli archivi della moda del Veneto e a cominciare ad inventariarli con standard internazionali, digitalizzando i campionari di stoffa, lavorando affinché si creassero logaritmi particolari in grado di catalogare e fotografare le stoffe secondo colore, tessitura e effetto tattile.

Infine, la cosa fondamentale è stata la valorizzazione di questi archivi attraverso il contemporaneo. Per esempio, è stato fatto un workshop sul tema della coperta con lo IUAV, in modo che gli studenti partecipanti avessero dei reali esempi (offerti dalla famiglia Marzotto e dall’archivio Lanerossi) di coperte sia in produzione che storiche, da cui potessero prendere spunto. Questa analisi storica è la partenza per raccontarne la storia e cercare di reinterpretare l’oggetto per i giorni nostri. Questi pezzi unici sono poi stati esposti e, a conferma del loro valore, alcuni capi sono stati acquistati dall’azienda Diesel.

Questo approccio nuovo, quindi, cerca di fondere insieme storia, cultura, digitale e creatività: mondi diversi che abbisognano pertanto di un linguaggio che li accomuni.

 

Che valore ha il lanificio per Schio e che valore questo meeting per il paese?

C’è un grande valore intrinseco per gli abitanti, in quanto abbiamo notato, nelle visite guidate a questi edifici storici, che si riscontra un grande sentimento di attaccamento nei confronti di questa storica azienda che ha fatto tanto per la città. La città si riconosce nell’azienda sotto tanti punti di vista perché non è stata un’azienda patronale, ma ha dato tanto anche agli operai e ai dipendenti stessi, facendo anche crescere culturalmente, oltre che economicamente, la città.

Tutte queste iniziative, dunque, nelle quali arrivano giovani dal Veneto aiutano a costruire una narrazione del Veneto che vada oltre lo stereotipo nazionale per cui il Nord-Est è un luogo in cui la gente lavora tanto, evade le tasse, etc. La storia reale è che il saper fare, in questi luoghi, coniugato all’innovazione costante risalgono a secoli fa, non è solo conseguenza del boom economico di cinquant’anni fa, ma ha radici storiche profonde, fa parte integrante del DNA di questo territorio, tant’è vero che a differenza di altri luoghi d’Italia, il Nord-Est non è crollato a seguito della crisi economica. Tutti questi incontri, conferenze e dibattiti, aiutano  a diffondere la consapevolezza di questa appartenenza a una storia imprenditoriale con delle caratteristiche continue e comuni, ovvero: il saper fare e trasformare i materiali, coniugato con l’innovazione e la creatività e quindi, cultura.

 

Per quanto riguarda il digitale : ha un’opinione più positiva o negativa?

In un mondo globale come il nostro sono importantissime le peculiarità locali, come per esempio il caso del Made in Italy è diventato un brand grazie alla globalizzazione stessa. Noi abbiamo la fortuna di avere una cultura sedimentata nei secoli e quindi siamo avvantaggiati. Perciò dobbiamo far leva sui nostri punti di forza contraddistintivi (la nostra cultura, per esempio, vista con uno spettro a 360°), che il digitale può diffondere globalmente in modo efficace.

 

Progetti futuri?

Sicuramente si andrà avanti con l’archivio storico Lanerossi visto che è lungo 6 km e comporta quindi un lavoro oneroso e lunghissimo, che farà parlare di sé per molto tempo. L’idea, poi, è quella di approcciarci allo stesso modo agli archivi per altre diverse tematiche, come quelle della Grande guerra.

 

 

 Sonia Fasoli,Francesca Trabacchin, Laura Angela Vimercati

Studentesse della Laurea Magistrale in

Web Marketing and Digital Communication presso lo Iusve di Verona

Read More

Il mobile marketing per il mondo della moda

Posted by on 13 Feb 2014 in Bacheca | 0 comments

L’e-commerce di abbigliamento rappresenta oggi il 10% dei ricavi generati online dalle aziende italiane. In particolare, la diffusione di smartphone e tablet e il loro uso omogeneo consente di affrontare la sfida della multicanalità e di comprendere come la Rete sia un’opportunità per tutta la filiera.

atelier-mode-digitall-atelier

Oggi mobile marketing per il mondo della Moda significa:

– uso del sito non solo come vetrina, ma come potente motore di lead generation verso i negozi: l’e-commerce di un gigante del retail come Decathlon è un esempio di invito all’utente non solo ad acquistare online, ma a prenotare il prodotto per ritirarlo in una cassa dedicata presso gli store insieme ad un voucher per un ulteriore acquisto da fare offline;

– creazione di app geolocalizzazione per trovare il negozio più vicino, anche a seguito di promozioni che possono essere pensate per ridurre gli stock di magazzino e invitare a scoprire nuove location;

app che equivalgono alla vecchia carta fedeltà arricchendone il ruolo grazie a maggior contenuti di servizio e di offerte commerciali (v. le app di realtà aumentata di Coin e, negli Stati Uniti, di Gap);

app che, in negozio, consentano di fornire contenuti ed esperienze tali da proteggersi rispetto alla tendenza allo showrooming per la quale i consumatori confrontino disponibilità e prezzi online;

– totem digitali, pannelli e modalità ludiche per ricreare, anche presso il punto vendita, l’esperienza di personalizzazione e community a cui la Rete ha abituato l’utente;

– adozione di forme di e-commerce come gli outlet online per particolari tipologie di vendite (es. gli stock di magazzino) che non si scontrino con i valori dei negozi monomarca;

– cura della presenza e della reputation dei negozi all’interno di ambienti digitali e mobile come Google Maps che esplicitamente sono usati dai consumatori per comprendere a quale risorsa affidarsi;

– crescente attenzione all’uso del digitale in un’ottica di export dove l’acquisto di abbigliamento online è ancor più un’abitudine: in Francia vale 6,5 miliardi di euro, 8,8 in Germania, 12,5 in UK. Per le aziende italiane, l’e-commerce produce già oggi un fatturato di 657 milioni di euro.

Il digitale infatti non è (solo) un canale distributivo, ma un canale informativo ed è per questo che, soprattutto nel mondo della Moda, deve essere pensato per generare valore per tutta la filiera.

Read More

Intervista a Giampaolo Chiello (Share Your Passion)

Posted by on 2 Dic 2013 in Bacheca, Eventi, Events | 0 comments

Giampaolo ChielloAl Fashion Digital Meet, workshop con un interattivo stile organizzativo tenutosi il 24 ottobre scorso in Villa Foscarini Rossi nella riviera veneziana, si sono confrontati diversi professionisti provenienti dal settore fashion e nuovi media. Un contributo rilevante alla tavola rotonda  è stato dato da Giampaolo Chiello, esperto di media digitali e fondatore di una start up innovativa.

Ma chi è Giampaolo Chiello e che cosa fa nella vita?
Giampolo Chiello è un consulente di strategie internet, amministratore delegato di “Share your passion-Italy”. Proviene da un esperienza più che decennale con delle grandi multinazionali americane del settore IT come BMC Software, colosso americano nelle consulenza informatiche. recentemente si è lanciato in questa nuova avventura di “Share Your Passion – Italy”, assieme a Zeno Casti.

Che cos’è Share your Passion?
Le persone condividono le proprie passioni sui mezzi sociali, influenzando altre persone che saranno portate a modificare il loro comportamento d’acquisto. Share your Passion è questo, una piattaforma sociale dove gli utenti in rete diventano dei piccoli editori, condividendo la loro passione, ovvero i messaggi del brand,  e guadagnando tramite la condivisione. Questi messaggi arriveranno, insieme al potenziale compenso, ai piccoli editori, per essere poi inoltrati ai loro followers secondo la forma da loro scelta.
Insomma, un’applicazione che permette un dialogo diretto con il brand, stravolgendo i canoni tradizionali della comunicazione classica.

Voi cosa aspettate a provarlo? Non ve ne pentirete!

Per saperne di più:
http://shareyourpassion.it/

Il video dell’intervista a Giampaolo Chiello è visibile qui.

Ringraziamo per la collaborazione gli studenti del corso di laurea magistrale in “Web marketing and digital communication”  afferente allo IUSVE di Venezia: Diletta Del Priore, Raffaele Malacasa, sabrina lupi, Marialuisa De Mise e Massimo Zaffalon

 

Read More

Intervista a Massimiliano Losego

Posted by on 27 Nov 2013 in Bacheca, Eventi, Events | 0 comments

Subito dopo il Fashion Digital Meet di giovedì 24 ottobre 2013, alcuni studenti del corso di laurea magistrale in “Web marketing and digital communication”, afferente allo IUSVE di Venezia, intervistano Massimiliano Losego, CEO di Atman, agenzia digitale.

DSC_0026Intervistatore: Al di là del settore fashion, lei ha detto che gli e-commerce sono in continua crescita: nel mondo della comunicazione informatica, l’utilizzo del web e delle nuove forme di comunicazione sta influenzando il mercato mondiale? Se sì, in che maniera e misura?

Dott. Losego: Lo sta influenzando completamente, nel senso che rispetto alla comunicazione che veniva effettuata fino a poco tempo fa (one way) con degli indici di redditività che potevano essere più o meno simulati, adesso ogni sollecitazione fatta dai grossi e piccoli player va ad influenzare delle risposte dirette; tutto ciò sommato ai feedback che arrivano tramite i social, i forum e via dicendo, in cui gli utenti spontaneamente senza sollecitazione danno un’idea al le aziende di quelle che sono le richieste per i futuri prodotti.

 

I: Abbiamo parlato del mondo, ma in Italia come siamo messi rispetto agli altri Paesi?

L: Dal punto di vista di recepire quello che la rete dà come feedback o dal punto di vista di come le aziende sviluppano poi questi prodotti?

 

I: Diciamo sia come ricezione dei feedback che anche come le aziende si propongono nel nuovo modo di fare commercio elettronico.

L: Dal punto di vista di come le aziende gestiscono questi feedback siamo allineati alla media europea o poco al di sotto. Il problema va osservato, però, da un altro punto di vista, ovvero la quantità di informazioni che davvero esistono in rete. Altrove, per esempio nel sistema anglosassone, è sempre esistita la cultura di chiedere ed esporre i bisogni e in seconda battuta acquistare in remoto: da noi questa cultura si sta facendo strada più lentamente. C’è un digital divide oggettivo tale per cui una fetta della popolazione sta arrivando adesso ad accedere agli strumenti che stanno permettendo e che permetteranno loro di esprimersi, però molto più lentamente rispetto ad altri paesi; quindi ci stiamo allineando all’Europa, ma c’è ancora molto da fare.

Per quanto riguarda l’e-commerce, ci sono degli aspetti di resistenza culturale, perché in paesi come l’America si è sempre acquistato tramite cataloghi, mentre in Italia è nato Postal Market, che ha avuto l’attuale fortuna e che adesso ha un portale online, una specie di e-commerce. Culturalmente all’estero, però, l’acquisto senza vedere il prodotto o senza vederlo in punti vendita fisici era una prassi già da prima dell’era di internet ed è stato solo trasposto sul mercato online; in Italia, invece, il consumatore medio ha ancora un certo bisogno di vivere il prodotto prima di acquistarlo, da un lato, e dall’altro, tecnologicamente, c’è ancora una fascia della popolazione che non si approccia con fiducia all’acquisto online (un esempio è il fatto che in Italia c’è ancora uno dei più alti tassi di utilizzo del contrassegno per il pagamento della merce, mentre all’estero la carta di credito ne fa da padrona).

 

DSC_0027I: Per quanto riguarda l’evoluzione del web marketing e della digital communication, da qui a 10 anni vedremo ancora moltissimi cambiamenti come è stato nell’ultimo periodo?

L: Tendenzialmente si, ma è difficile capire il punto a cui si arriverà tra 10 anni. Credo però che si giungerà ad avere un concetto di marketing molto più volto all’utente e quello che cominciamo a vivere adesso come utilizzo delle applicazioni nel mobile per forza tenderà a diventare una comunicazione quasi one to one tra l’azienda e il consumatore.

 

I: Quindi possiamo dire che anche i social network potranno venire in aiuto delle aziende e del consumatore per sentirsi più vicino alle imprese?

L: Sicuramente, perché già adesso in Italia il 32% di coloro che acquistano un bene o un servizio cercano online le relative recensioni, quindi questo dà già un’idea di quanto l’opinione di perfetti sconosciuti (poiché di fatto raramente si accede ad un feedback diretto da uno dei propri amici o da uno dei propri referenti sulle reti) abbia in realtà un impatto importante su quelle che sono poi le scelte del consumatore finale.

 

I: Riferendosi alla frase da lei detta in conferenza sul tempo e sull’equipaggiamento, in Italia come equipaggiamento come siamo messi?

L: Credo che come equipaggiamento siamo messi piuttosto bene, nel senso che il made in Italy che è stato richiamato più volte potrebbe essere nato da qualsiasi altra parte, ma è nato qui perché noi abbiamo a diversi livelli un certo gusto per l’arte, perché abbiamo un’eredità importante, abbiamo un sistema scolastico che anche nel pubblico riesce a formare un pensiero che in altri paesi non c’è e credo che questa per noi sia una cosa che continuerà a darci un vantaggio competitivo importante. In altri mercati producono quello che noi ideiamo, ma, come ci viene mostrato da quello che c’è nella riviera del Brenta, nel vicentino ecc., l’idea, la prototipia, il primo pezzo (che è quello più difficile in assoluto perché è quello che fa emergere tutti i problemi produttivi e fa capire se la cosa può funzionare) è ancora tutto nella filiera italiana, perché, al di là dei programmi che possono venire in aiuto, noi italiani come popolo ora abbiamo un livello ideativo nell’ambito della produzione che è superiore a quello che hanno altri, allo stesso modo in cui altri, ad esempio il mondo anglosassone, sono superiori a noi dal punto di vista dell’hi-tech. Comunque sia, nella crisi globale noi abbiamo delle carte ancora da giocare importanti.

 

Il video dell’intervista a Massimiliano Losego è disponibile qui.

Ringraziamo gli autori dell’intervista, studenti del corso di laurea magistrale in “Web marketing and digital communication”, afferente allo IUSVE di Venezia:

Antoniazzi Lara, Beni Francesca, Gasparoni Luca e Lazzaroni Sara.

Read More