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Aumento dell’Iva: in difficoltà i consumi degli Italiani

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aumento-iva-tagliSi prospetta all’orizzonte la possibilità di un passaggio dell’Iva dal 21 al 22%, cosa che avrebbe sicuramente gravi conseguenze sui consumi degli italiani. Il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, ha affermato «È molto probabile che l’Iva non aumenterà». Secondo le dichiarazioni del Ministro, il governo sta in questi giorni lavorando per evitare il tanto temuto scatto, previsto ad oggi per il primo ottobre.

Per quanto riguarda invece la riduzione del cuneo fiscale che grava su privati e aziende, il Ministro Zanonato ha, invece, affermato: « Si tratta di una questione di notevole complessità perché va a incidere sui conti dello Stato e bisogna vedere che margini abbiamo per poterle attuare». La necessità di ridurre il costo del lavoro è «molto ragionevole perché darebbe competitività al sistema, bisogna vedere la compatibilità con i conti pubblici che sono particolarmente complicati da gestire perché dobbiamo rispettare il patto di stabilità con l’Europa».

Ad oggi il governo è concentrato sulla Legge di Stabilità. Niente è stato deciso ufficialmente, per il momento. Si chiede, però, a gran voce di evitare l’aumento dell’Iva che avrebbe conseguenze dannose per i consumi e per la competitività a livello internazionale delle nostre aziende. Per Confesercenti a causa dell’aumento dell’Iva si genererebbe «un triplo errore che va assolutamente scongiurato». Si tratta di:

  • un peggioramento della competitività del nostro Paese in Europa,
  • un proseguimento della recessione economica del nostro Paese, a differenza di altri Paesi che iniziano ad uscirne,
  • un duro colpo ai redditi delle famiglie e ai consumi, con maggiori rischi di chiusure di imprese e un aumento della disoccupazione.
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Il contatore della crisi: iniziativa de Il Sole 24 ore

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Il contatore della crisi [13/05/2013]

Il noto quo­ti­diano Il Sole 24 Ore ha da qualche settimana inserito all’interno del proprio sito un dram­ma­tico contatore che ci aggior­na­ sugli effetti pro­dotti dalla crisi. In particolare ci indica il numero delle società fal­lite dal 2009, anno a cui si fa comunemente riferimento per indicare l’inizio della crisi economica che stiamo vivendo.

I dati sono forniti dagli studi di Cer­ved Group, tramite un osser­va­to­rio che ana­lizza tri­me­stralmente l’andamento della crisi, ripor­tando il numero dei fal­li­menti aziendali e di altre pro­ce­dure con­cor­suali. I risultati sono forniti distinti per aree geo­gra­fi­che, macro e micro set­tori e per tipo­lo­gie di imprese.

Secondo l’osservatorio del Cerved Group il numero di imprese ita­liane che ha dichia­rato fal­li­mento dal 2009 all’inizio del 2013 ammonta a più di 45.000. Di queste, quasi la metà, sono ope­ranti nel ter­zia­rio (21.702), le altre appartengono all’edilizia, con 10.381 imprese dichia­rate fal­lite, men­tre nel set­tore dell’industria il numero ammonta a poco più di 9.000.

Quello che è chiaro è che non esi­ste un set­tore rima­sto immune agli effetti della crisi e della reces­sione economica: tutti i set­tori hanno subito gli effetti col­la­te­rali di un’economia ita­liana in piena emergenza e questo contatore ce ne dà una chiara ed evidente valenza.

Ciò che è certo è che i numeri esprimano ancor meglio delle parole ciò che sta accadendo. Fortunatamente, l’inizio del 2013 migliora leggermente il trend negativo che dal 2009 la nostra economia sta subendo. Confidiamo, dunque, che in un futuro non troppo lontano si presenti anche l’uscita dal baratro di questo drammatico conteggio.

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