IDM: Innovazione di Moda

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Cina terzo Paese nell’export delle calzature italiane nel 2014. Ma lo sciopero per il welfare blocca la produzione per i brand occidentali.

Posted by on 28 Apr 2014 in Bacheca | 0 comments

Cina_scioperoGià da quest’anno la Cina potrebbe salire sul podio delle esportazioni di calzature italiane, passando dall’attuale settimo posto al terzo, alle spalle di Francia e Germania. E pensare che solo tre anni fa il Paese si fermava alla ventesima posizione: da un po’ di tempo si nota, invece, un’inversione di tendenza che vede aumentare l’export italiano di calzature verso la Cina del +26,6% nel 2013 e diminuire, al contrario, l’import del -3,1%.

Osservando gli altri settori, l’abbigliamento registra un +19,1% nell’export ed un -11,2% nell’import, il cuoio e la pelletteria un +15,5% nelle esportazioni ed un -12,1% nelle importazioni: secondo Istat, dunque, il divario tra i flussi è diminuito in tutti i settori, dagli articoli in pelle e cuoio a quelli riguardanti l’abbigliamento e le calzature in generale.

I motivi del trend positivo delle scarpe italiane in Cina sono diversi, a partire dalla crescita del fenomeno dei multi-brand per il quale vengono ottimizzate le PMI (anche se a dire il vero un aiuto ai marchi meno conosciuti proviene dalla legislazione in merito alla lotta alla corruzione, che spinge a preferire ai brand internazionali quelli meno riconoscibili seppure di qualità. A ciò va aggiunta la diffusione dell’e-commerce in Cina, che ha contribuito alla crescita del settore calzaturiero. Non è strano, allora, se è proprio la Cina il Paese in cui le scarpe sono messe in vendita al prezzo medio più elevato rispetto al resto del mondo, ossia attorno ai 100 euro.

Non possiamo, però, non parlare dei problemi che la Cina sta avendo negli ultimi giorni a livello di export: 60.000 operai della Yue Yuen (colosso che produce scarpe per Nike, Crocs, Adidas, Reebok, Asics, New Balance, Puma, Timberland) stanno paralizzando il settore calzaturiero dal 14 aprile, scioperando contro le condizioni di lavoro precarie e preoccupando così le grandi aziende clienti, preoccupate del fatto di non riuscire a sopperire alle richieste dei compratori finali. Oltre a delle migliori condizioni di lavoro, le richieste riguardano anche migliori assicurazioni sociali: l’azienda di calzature non avrebbe pagato sicurezza sociale e contributi, dunque, oltre agli arretrati, i lavoratori chiedono un aumento del salario ed una maggiore sicurezza sul lavoro. Dopo numerosi scontri con le forze dell’ordine che hanno portato anche a degli arresti, sembrerebbe che l’azienda abbia acconsentito a concedere alcune delle rivendicazioni degli operai, i quali sarebbero tornati in gran parte al lavoro.

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Milano Unica Cina: +13% di visitatori per il tessile italiano di alta qualità

Posted by on 7 Mar 2014 in Bacheca, Eventi | 0 comments

Milano-UnicaMilano Unica Cina, manifestazione dell’alto di gamma tessile-accessori made in Italy, ha registrato un aumento dell’affluenza del 13,3% in più rispetto a marzo 2013, arrivando ad ospitare ben 3400 visitatori e compratori internazionali provenienti da mercati limitrofi come Giappone e Australia ma anche Russia, Stati Uniti e Paesi Scandinavi.

Per l’occasione di questa quinta edizione, in atto da lunedì 3 a mercoledì 5 marzo a Shanghai, sono state presentate le collezioni primavera-estate 2015 della filiera tessile italiana, con ben 124 espositori giunti da tutti i distretti italiani con l’obiettivo di portare l’eccellenza del Made in Italy in Cina.

Prima nota da segnalare, una crescita dell’interesse per le produzioni femminili con la conseguente conquista di un’importante fetta di mercato da parte della donna: si tratta, in effetti, di un cambiamento di direzione del mercato cinese, dato che Milano Unica era nata come manifestazione prevalentemente dedicata all’uomo. Un’altra crescita rilevante riguarda, invece, il livello di professionalità e competenza del compratore, in grado ora di distinguere le raffinate innovazioni della nostra industria.

Silvio Albini, Presidente di Milano Unica, è convinto che questo mercato così complesso ed articolato premi il coraggio e la passione degli imprenditori italiani e che in futuro porterà di sicuro soddisfazioni ancora più importanti tramite la conoscenza e la fidelizzazione nel tempo. Milano Unica conferma il fatto che fare squadra è la strategia vincente che deve servire da lezione per l’intera industria nazionale.

Il prossimo appuntamento in Cina si terrà dal 20 al 23 ottobre 2014 presso lo Shanghai New International Expo Centre.

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Anche le donne cinesi vestono Made in Italy

Posted by on 17 Feb 2014 in Bacheca | 0 comments

made in italyLa settimana scorsa noi di Innovazione Di Moda vi abbiamo parlato del successo del fashion Made in Italy in Giappone: oggi seguiremo la cavalcata della moda italiana in un’altra potenza orientale, protagonista del commercio mondiale, ossia la Cina.

In effetti, la donna cinese veste sempre di più  italiano: è quanto emerge da una ricerca condotta dal Centro studi di Sistema moda Italia su dati Istat, secondo cui, tra i mercati top-ten di moda femminile italiana, Hong Kong è risultato il primo mercato per ritmo di crescita, con un + 20,2% rispetto al 2012. In generale i numeri più interessanti vengono dalla Cina, che con un incremento del + 16,8% rispetto al 2012 raggiunge quota 135,4 milioni di euro.

In particolare, nello spaccato per segmenti le preferenze delle clienti cinesi vanno all’abbigliamento, che vale poco meno di 100 milioni di euro (risultando in crescita con un + 12,7% sul 2012); la maglieria si aggira invece intorno ai 25,4 milioni di euro (+ 26,8% ). La sorpresa positiva è la camiceria con un valore di circa 5 milioni di euro, che segna un + 65% rispetto all’anno precedente; continua, inoltre, il trend positivo dell’abbigliamento in pelle, con un valore pari a 5,4 milioni di euro (+ 19,5%). L’abbigliamento in pelle mostra un saldo positivo, in netta controtendenza rispetto al complesso del tessile moda, con le esportazioni che superano le importazioni per poco più di 400.000 euro.

Scendendo più nel dettaglio, le donne cinesi mostrano di prediligere i tailleurs (quasi 12,6 milioni di euro), seguiti dai cappotti (quasi 12 milioni di euro) e dalle giacche impermeabili (11,7 milioni di euro). A distanza gli abiti in cotone (7,2 milioni) e i jeans (3,3 milioni), ma il mercato cinese sceglie l’Italia anche per gli abiti (2,5 milioni di euro) e per le camicie in seta (1,8 milioni di euro).

 

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La fascia emergente della classe media cinese detterà le tendenze del futuro in fatto di moda uomo

Posted by on 20 Feb 2013 in Bacheca | 0 comments

Classe media Cina | Moda uomo su innovazione di modaGoldman Sachs ha di recente realizzato uno studio di settore dal titolo Europe: Branded Consumer Goods: Luxury Goods che evidenzia i mutamenti politici ed economici in corso e futuri e individua alcuni driver del cambiamento.

Una forte spinta al comparto del lusso viene individuata come derivante dalla conquista delle fasce di popolazione più ricche dei nuovi mercati. Si legge in una nota dello studio: “Il mercato del lusso non solo continua a crescere, ma pare trovarsi nel bel mezzo di un processo di espansione pluriennale guidata da un rapido incremento del mercato di riferimento”.

Questa espansione, tuttavia, non è legata, come si potrebbe immaginare, solo alla categoria degli high-net-worth, ma si divide tra questa categoria, la middle-class e gli affluent (ricchi). Ciò significa che il comparto dell’alta gamma diventa appannaggio anche della classe media, che ne modifica le tendenze. L’alto di gamma perde la caratteristica dell’esclusività ed ammette la sua trasversalità tra le categorie.

A guidare questi cambiamenti e la crescita della classe media è la Cina: “Il mercato di riferimento del settore raddoppierà nel 2025, e ad esso si aggiungeranno così altri 580 milioni di consumatori, di cui più di un quarto provenienti dalla classe media cinese. Vale a dire che quest’ultima incrementerà di sei volte e supererà per la prima volta nella storia il totale dei consumatori di Usa e Giappone insieme”.

La crescita e la maggiore disponibilità di spesa della classe media cinese, soprattutto per quanto riguarda gli uomini, rappresenta una grande opportunità per i brand italiani e non solo. Uno studio di Value Partners fa emergere che circa un quarto degli uomini cinesi spende il 60% del suo budget per abbigliamento e accessori, prediligendo i brand stranieri. La quota sale al 32% dei cinesi under 30, i quali frequentano maggiormente la rete e sono più esposti al fascino della moda occidentale.

Gli uomini della classe media cinese apprezzano il casual e il casual luxury e per il momento sono ancora legati alla visibilità del logo del brand. Su di loro non ha grande appeal la comunicazione che passa per l’uso di celebrity e testimonial come attori o cantanti, mentre fanno maggiore riferimento a figure della finanza e del business. Grande importanza ricopre la presenza di fashion blogger che si approcciano agli utenti internazionali per condurre l’immagine dei brand online.

Un altro aspetto su cui puntare molto è l’utilizzo del web e dell’e-commerce: la Cina ha già ad oggi la più grande popolazione di utenti sul web con circa 610 milioni di persone.

Dallo studio di Value Partners emerge che l’e-commerce già oggi assorbe il 14% dello shopping complessivo dei cinesi e si stima una crescita media annua del 38% nei prossimi tre anni. Un mercato al quale rivolgersi sicuramente senza ulteriori indugi, soprattutto in un momento in cui il mercato interno annaspa.

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