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Innovazione moda | Sfilata choc di Greenpeace in Cina

Sfilata choc di Greenpeace in Cina contro le sostanze nocive usate negli abiti di marca

Greenpeace, l’organizzazione non governativa e pacifista fondata nel 1971, si scaglia da tempo contro le sostanze nocive utilizzate per la produzione nel settore dell’abbigliamento, con la campagna Detox fashion. Grazie alla mobilitazione nel social web e a quella fuori da moltissimi negozi in tutto il mondo, Greenpeace è riuscita ad ottenere 315.000 firme, le quali sono state di supporto alla campagna e alla decisione del gigante del fast fashion Zara di garantire l’eliminazione delle sostanze nocive dai processi di produzione e dagli abiti entro il 2020.

Dal 2011 l’Ong lotta contro l’utilizzo di sostanze pericolose per l’uomo e l’ambiente, cercando di far cambiare rotta ai player della moda globale. Una vittoria tuttavia ancora molto lontana. Una recente ricerca commissionata da Greenpeace su 141 prodotti di 20 diversi brand della moda, acquistati in 29 Paesi e prodotti in 18, ha evidenziato con test tossicologici che il 63% dei campioni conteneva sostanze chimiche nocive per l’ambiente e per l’uomo, come gli alchilfenolestosillati o i perfluorocarburi. Gli altri dati sono reperibili all’interno dello studio Toxic threads.

Ciò che accade con queste sostanze, in sintesi, è che esse vengono fissate agli abiti durante i processi produttivi e poi tramite i lavaggi industriali e casalinghi si riversano nelle acque e nell’ambiente, diventando pericolose per tutta la catena alimentare.

L’adesione di Zara è un segnale importante verso un obiettivo tanto ambizioso quanto fondamentale per una moda più sostenibile e attenta alle esigenze dell’ambiente.

Fonte: Il Sole 24 Ore