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Rilanciamo con piacere l’intervento lucido e consapevole, pubblicato sul Corriere del Veneto di ieri, 17 gennaio 2013, del Vicepresidente del Coordinamento regionale del Sistema Moda del Veneto Roberto Bottoli.

Roberto Bottoli su IDM Innovazione di Moda

Roberto Bottoli

«Sommersi ogni giorno dai segnali recessivi dell’economia, dalla scarsa attenzione dei governanti alle problematiche delle imprese, dal terrorismo normativo e fiscale e parimenti dell’evidenziarsi dei mille rivoli (anzi fiumi) dello sperpero pubblico è facile cadere preda dello sconforto e della rassegnazione.

Possono esserne vittime anche i migliori imprenditori, fiaccati da una battaglia quotidiana contro un mercato globale falsato dalla mancanza di reciprocità di condizioni e regole e dalle vessazioni di uno Stato sempre più esoso. Uno Stato che anziché essere partner delle imprese e favorirne la crescita, in particolare sui mercati esteri, le asfissia con burocrazia ed imposizioni sempre crescenti privandole delle risorse necessarie all’innovazione ed alla competitività sul mercato globale. Ma gli imprenditori non possono cedere allo sconforto né rassegnarsi a lasciare ad altri “improbabili attori” la ricerca di soluzioni atte ad invertire il perverso circolo recessivo. L’uscita dal tunnel non si avvicina a noi, siamo noi che dobbiamo raggiungerla.

Come? È un fatto che, nonostante la creatività ed il successo nell’export di molti nostri imprenditori, da anni l’Italia scende su scalini sempre più bassi nella classifica dell’interscambio mondiale. Al contempo il mondo è invaso da un’incredibile quantità di falso made in Italy di tutte le merceologie, dalla moda fino al food and beverage, che si stima otto volte superiore al prodotto originale.

Questo deve ricordarci ed indurci a far leva sull’appeal di cui il «made in Italy» gode tuttora nel mondo, ed in particolare sui nuovi mercati orientali. Parimenti deve farci riflettere sulla riluttanza e sull’incapacità del ostro sistema a proteggerli e a salvaguardarlo.

Ribadiamo quindi il nostro incitamento a chi di dovere ad accentuare la pressione sulla Comunità europea per la ratifica delle leggi sul «made in» e al contempo auspichiamo un maggiore sforzo di contrasto alla contraffazione ai e dentro i confini comunitari e nazionale nonché nelle aree e mercati ove si producono e commercializzano falsi «made in Italy». A maggior ragione ora che i sempre più numerosi clienti abbienti in Cina, India ecc. oltre alla griffe e allo stile, pretendono la garanzia della manifattura italiana. Proprio quella che stiamo incoscientemente perdendo.

Bisogna quindi agire con rapidità, prima che si dissolva la nostra filiera produttiva e con essa la nostra capacità del fare. Ne va della sopravvivenza dell’intero manifatturiero nazionale, colonna portante dell’economia ove il solo tessile-abbigliamento (sistema moda), nonostante l’invasione dei prodotti a basso prezzo conseguente alla dissennata apertura dei mercati orientali senza reciprocità di norme e condizioni, vale tuttora l’11% del Pil ed il 15% del saldo commerciale. È necessario che su questi temi la voce dell’Italia sia forte ed univoca, senza tentennamenti o distinguo, perché è interesse nazionale vitale. Noi rappresentiamo il 40% dell’intero manifatturiero comunitario, le nostre economie non sono sovrapponibili a quelle fondate sul terziario e commerciale dei Paesi nordici. Ma tante altre azioni potrebbero essere intraprese con relativo sforzo e grande impatto positivo sul nostro sistema economico: a cominciare, e chiedo scusa agli esperti se invado il terreno normativo finanziario, dalla possibilità di compensazione debiti-crediti fra Stato e impresa, dalla progressiva riduzione dell’Irap, dalla completa deducibilità degli oneri finanziari, dall’alleggerimento dei costi ed incombenze sociali scaricati sulle aziende e, ancor più, da un serio utilizzo delle risorse frutto dell’operosità e sacrifici di tanti laboriosi ed onesti imprenditori, nonché dei loro collaboratori, maestranze e contribuenti in toto.»

Fonte: Corriere del Veneto, 17/01/2013