Posted by on 27 Nov 2013 in Bacheca, Eventi, Events | 0 comments

Subito dopo il Fashion Digital Meet di giovedì 24 ottobre 2013, alcuni studenti del corso di laurea magistrale in “Web marketing and digital communication”, afferente allo IUSVE di Venezia, intervistano Massimiliano Losego, CEO di Atman, agenzia digitale.

DSC_0026Intervistatore: Al di là del settore fashion, lei ha detto che gli e-commerce sono in continua crescita: nel mondo della comunicazione informatica, l’utilizzo del web e delle nuove forme di comunicazione sta influenzando il mercato mondiale? Se sì, in che maniera e misura?

Dott. Losego: Lo sta influenzando completamente, nel senso che rispetto alla comunicazione che veniva effettuata fino a poco tempo fa (one way) con degli indici di redditività che potevano essere più o meno simulati, adesso ogni sollecitazione fatta dai grossi e piccoli player va ad influenzare delle risposte dirette; tutto ciò sommato ai feedback che arrivano tramite i social, i forum e via dicendo, in cui gli utenti spontaneamente senza sollecitazione danno un’idea al le aziende di quelle che sono le richieste per i futuri prodotti.

 

I: Abbiamo parlato del mondo, ma in Italia come siamo messi rispetto agli altri Paesi?

L: Dal punto di vista di recepire quello che la rete dà come feedback o dal punto di vista di come le aziende sviluppano poi questi prodotti?

 

I: Diciamo sia come ricezione dei feedback che anche come le aziende si propongono nel nuovo modo di fare commercio elettronico.

L: Dal punto di vista di come le aziende gestiscono questi feedback siamo allineati alla media europea o poco al di sotto. Il problema va osservato, però, da un altro punto di vista, ovvero la quantità di informazioni che davvero esistono in rete. Altrove, per esempio nel sistema anglosassone, è sempre esistita la cultura di chiedere ed esporre i bisogni e in seconda battuta acquistare in remoto: da noi questa cultura si sta facendo strada più lentamente. C’è un digital divide oggettivo tale per cui una fetta della popolazione sta arrivando adesso ad accedere agli strumenti che stanno permettendo e che permetteranno loro di esprimersi, però molto più lentamente rispetto ad altri paesi; quindi ci stiamo allineando all’Europa, ma c’è ancora molto da fare.

Per quanto riguarda l’e-commerce, ci sono degli aspetti di resistenza culturale, perché in paesi come l’America si è sempre acquistato tramite cataloghi, mentre in Italia è nato Postal Market, che ha avuto l’attuale fortuna e che adesso ha un portale online, una specie di e-commerce. Culturalmente all’estero, però, l’acquisto senza vedere il prodotto o senza vederlo in punti vendita fisici era una prassi già da prima dell’era di internet ed è stato solo trasposto sul mercato online; in Italia, invece, il consumatore medio ha ancora un certo bisogno di vivere il prodotto prima di acquistarlo, da un lato, e dall’altro, tecnologicamente, c’è ancora una fascia della popolazione che non si approccia con fiducia all’acquisto online (un esempio è il fatto che in Italia c’è ancora uno dei più alti tassi di utilizzo del contrassegno per il pagamento della merce, mentre all’estero la carta di credito ne fa da padrona).

 

DSC_0027I: Per quanto riguarda l’evoluzione del web marketing e della digital communication, da qui a 10 anni vedremo ancora moltissimi cambiamenti come è stato nell’ultimo periodo?

L: Tendenzialmente si, ma è difficile capire il punto a cui si arriverà tra 10 anni. Credo però che si giungerà ad avere un concetto di marketing molto più volto all’utente e quello che cominciamo a vivere adesso come utilizzo delle applicazioni nel mobile per forza tenderà a diventare una comunicazione quasi one to one tra l’azienda e il consumatore.

 

I: Quindi possiamo dire che anche i social network potranno venire in aiuto delle aziende e del consumatore per sentirsi più vicino alle imprese?

L: Sicuramente, perché già adesso in Italia il 32% di coloro che acquistano un bene o un servizio cercano online le relative recensioni, quindi questo dà già un’idea di quanto l’opinione di perfetti sconosciuti (poiché di fatto raramente si accede ad un feedback diretto da uno dei propri amici o da uno dei propri referenti sulle reti) abbia in realtà un impatto importante su quelle che sono poi le scelte del consumatore finale.

 

I: Riferendosi alla frase da lei detta in conferenza sul tempo e sull’equipaggiamento, in Italia come equipaggiamento come siamo messi?

L: Credo che come equipaggiamento siamo messi piuttosto bene, nel senso che il made in Italy che è stato richiamato più volte potrebbe essere nato da qualsiasi altra parte, ma è nato qui perché noi abbiamo a diversi livelli un certo gusto per l’arte, perché abbiamo un’eredità importante, abbiamo un sistema scolastico che anche nel pubblico riesce a formare un pensiero che in altri paesi non c’è e credo che questa per noi sia una cosa che continuerà a darci un vantaggio competitivo importante. In altri mercati producono quello che noi ideiamo, ma, come ci viene mostrato da quello che c’è nella riviera del Brenta, nel vicentino ecc., l’idea, la prototipia, il primo pezzo (che è quello più difficile in assoluto perché è quello che fa emergere tutti i problemi produttivi e fa capire se la cosa può funzionare) è ancora tutto nella filiera italiana, perché, al di là dei programmi che possono venire in aiuto, noi italiani come popolo ora abbiamo un livello ideativo nell’ambito della produzione che è superiore a quello che hanno altri, allo stesso modo in cui altri, ad esempio il mondo anglosassone, sono superiori a noi dal punto di vista dell’hi-tech. Comunque sia, nella crisi globale noi abbiamo delle carte ancora da giocare importanti.

 

Il video dell’intervista a Massimiliano Losego è disponibile qui.

Ringraziamo gli autori dell’intervista, studenti del corso di laurea magistrale in “Web marketing and digital communication”, afferente allo IUSVE di Venezia:

Antoniazzi Lara, Beni Francesca, Gasparoni Luca e Lazzaroni Sara.