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Innovazione moda | Distretto tessile vicentinoLa rubrica de Il Sole 24 OreI distretti vent’anni dopo”, che analizza la salute dei distretti industriali, peculiari dell’economia italiana, ha recentemente analizzato anche il distretto del tessile vicentino. Ciò che è emerso dallo studio è un distretto che ha saputo evolversi e specializzarsi, riuscendo ad oggi ad attrarre le maggiori griffe del lusso mondiali.

Il distretto del Vicentino è diffuso su più comuni, da Molvena a Valdagno, passando per Breganze. In queste terre hanno sede realtà come Diesel, Marzotto, Dainese, Bonotto, Bottega Veneta. Quest’ultima ha anche creato sul territorio una realtà di formazione che tramanda il mestiere artigianale.

Il distretto del tessile dà occupazione a 70 mila famiglie, con un 60% di occupazione femminile anche in ruoli strategici e direzionali.  Alcune imprese, infatti, hanno superato le quattro generazioni di management femminile. Qui ci si occupa sia dei processi di produzione (come tessitura e filatura), sia dell’industria della confezione e della maglieria. A monte e a valle del processo tessile si colloca dunque il distretto vicentino, racchiudendo l’equilibrio tra innovazione e tradizione, tra artigianalità e tecnologia.

Qui le grandi griffe trovano la qualità, l’innovazione, la conoscenza e l’esperienza di cui hanno bisogno, infatti marchi come Vuitton, Gucci, Moncler, Chanel e Dior intessono relazioni stabili e durature con il distretto vicentino. «Qui cercano, e trovano, qualità del prodotto, puntualità, creatività, innovazione» ha affermato Stefano Stenta, presidente del Sistema moda Vicenza di Confartigianato.

Questo distretto deve affrontare però anche delle criticità e dei rischi. Innanzitutto quello di non riuscire a far comprendere ai giovani l’attrattività e le potenzialità di questo settore e di perdere, di conseguenza, le competenze al momento radicate sul territorio. Altre criticità riguardano le contraffazioni e la concorrenza sleale, le politiche di prezzo e l’internazionalizzazione. In particolare, la Cina rappresenta un’opportunità e una minaccia, un mercato fondamentale ma anche un grosso concorrente. Negli ultimi anni si è infatti evidenziato il cosiddetto “effetto sostituzione”: in Veneto nel 2002 gli imprenditori cinesi nella moda erano 624, oggi superano i 2100. Nello stesso periodo, gli italiani sono passati da 5547 a 3023, perdendo più di 2500 unità.

In un distretto in salute, capace di realizzare innovazioni di processo e prodotto, forte dell’esperienza consolidata nel territorio, il modo migliore per superare i rischi e continuare a crescere è quello di saper fare rete. In questo senso devono rappresentare un collante e un mezzo potente le associazioni di categoria.

Fonte: Il Sole 24 Ore