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Si dice Lean e si traduce con un’organizzazione snella del lavoro, un processo altamente organizzato alla base del quale c’è una forte coinvolgimento di ogni componente dell’azienda. Ciascuno è spinto a migliorare con ricadute preziose sulla produttività, la qualità e l’eliminazione degli sprechi ed è così che si liberano risorse da investire per rendere le aziende più innovative e competitive.
Qualche numero? Riduzione dei costi del 25%, aumento della qualità del 60%, tempi di consegna ridotti del 25% e personale più motivato dell’80%. Non solo.
Su dieci aziende che applicano il sistema Lean sette sono convinte che un aumento della produttività del 10% faccia la differenza nella competitività, allarghi le proprie quote di mercato e aiuti a difendersi ! dai paesi in cui la manodopera costa molto meno che da noi.
L’interesse è cresciuto significativamente dallo scoppiare della crisi del 2008, tuttavia il Lean è ancora poco utilizzato. I risultati del primo libro bianco sulle aziende Lean in Italia sono stati presentati ieri in Fiera a Vicenza alla seconda e conclusiva giornata del Lean Society Summit organizzato dal Lean Enterprise Center del Cuoa, unica struttura italiana accreditata nel Lean Global Network.
Ma se i risultati tradotti dai numeri sono così incoraggianti perché sono ancora così poche le aziende che hanno introdotto il sistema snello? «Per ignoranza, perché il Lean non è conosciuto – spiega Arnaldo Camuffo, ordinario di organizzazione aziendale alla Bocconi e direttore scientifico del Cuoa Enterprise Center -. Non è possibile quantificare il numero delle aziende che stanno applicando il Lean in Italia, ma è certo che quelle che lo fanno bene sono circa una decina».
Tra queste c’è la Pirelli che ha codificato nel Pirelli manifacturing system il proprio sistema di gestione dei processi industriali per massimizzare l’efficienza e innovare il processo produttivo; focalizzato su strumenti Lean, garantisce il miglioramento continuo in qualità, consegne, costi, personale, sicurezza. «Il risultato più rilevante dell’esserci focalizzati sul Lean – ha spiegato Giovanni Pomati, vice presidente operations e qualità industriale di Pirelli Tyre – è la velocità con la quale è stato possibile avviare nuovi siti produttivi, l’esperienza in F1 poi ha rafforzato la possibilità di abbinare concetti come velocità e profondità».
Dalla white paper sul Lean emerge che questo metodo è più sviluppato nel Nordest dell’Italia grazie ad una maggiore presenza di distretti industriali, oltre ad una più stretta relazione tra aziende, centri di ricerca, università e sedi territoriali di Confindustria che hanno favorito il ! radicamento dei principi Lean. In generale, comunque, il Lean è più diffuso al Nord che al Sud. Ma c’è molta strada da fare se -come evidenzia la Lean Experience Factory di Pordenone da un’indagine condotta su un campione di circa 350 aziende italiane – 7 pmi su 10 non sanno cosa sia il Lean e tra coloro che invece conoscono queste tecniche appena il 20% lo applica in modo soddisfacente. Per esplicare però tutto il proprio potenziale questa filosofia deve contaminare anche clienti e fornitori ed è così che dalla Toyota, dove è nato 50 anni fa, il Lean si è diffuso in tutto il mondo. E un metodo che si può applicare ovunque, dalle piccole imprese alla pubblica amministrazione migliorando la società intera. Ed è proprio con questo scopo che il Cuoa organizza ogni due anni questo summit.
(IL GIORNALE DI VICENZA – Giovedì 22 Settembre 2011 ECONOMIA Pagina 10)