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Nel mese di dicembre del 2010 sono stati resi noti  i dati Istat sulla propensione all’innovazione delle imprese italiane fino alla fine del 2008.
I dati rivelano che un’impresa su tre nel periodo tra il 2006 e il 2008 ha messo in atto azioni interne di innovazione (circa 69.000 aziende), la maggior parte delle quali (il 30,7%) ha introdotto sul mercato o nel proprio processo produttivo almeno un’innovazione. Il rimanente 2,4% riguarda le imprese che hanno svolto attività di innovazione, che però non si erano ancora tradotte in nuovi prodotti, servizi o processi alla fine del 2008 .
Il 70,4% delle imprese innovatrici ha introdotto anche forme di innovazione organizzativa o di marketing , e qui vincono le novità che interessano le pratiche di gestione aziendale, l’organizzazione interna del lavoro o le relazioni con l’esterno (55,6%), preferite all’introduzione di nuove strategie commerciali (48,5%).

Il principale canale informativo utilizzato per lo sviluppo dei loro processi innovativi è costituito dalle fonti interne, ritenute importanti per oltre tre quarti delle imprese. Più di due terzi considera importante i rapporti con i fornitori mentre un’impresa su due giudica rilevanti le informazioni provenienti dai clienti. Solo l’8,3%  invece valuta determinanti nel percorso di innovazione i rapporti con le università e  il 5,5% quelli con gli istituti di ricerca pubblici.

Per due imprese su tre è necessario innovare per incrementare la capacità produttiva e migliorare le condizioni di salute e di sicurezza. Solo un’impresa su due ha dichiarato di innovare soprattutto per ridurre il costo del lavoro.  Il 44,3% delle imprese dichiara di aver contribuito, con le innovazioni introdotte, alla riduzione dell’impatto ambientale e all’ottimizzazione delle risorse naturali in fase di produzione,  il 41,8% ha realizzato interventi innovativi nella fase di consumo e utilizzo dei beni.

La sfida per tutte le aziende che innovano è comunque quella di trovare un mezzo semplice ed efficace per portare le azioni da dentro l’azienda a fuori. Nella realtà odierna i sistemi non garantiscono il cambiamento.

Questo non significa che le organizzazioni ed i sistemi debbano essere ignorati nello sforzo di stabilire una cultura dell’innovazione. Ma spesso sistemi e strutture sono diventate una sorta di Santo Graal intoccabile. E purtroppo quando troppo forte è la dipendenza da strutture e sistemi, dalla ricerca delle nuove possibilità si passa al culto delle parole fine a se stesse, senza produrre nulla di davvero innovativo. In un mondo in continuo cambiamento, le persone sono l’ispirazione ed il fine delle aziende ovvero sono loro che creano ed innovano. Qui è il punto da dove deve cominciare l’innovazione, dalle persone e dall’interno dell’azienda, dalle azioni di formazione continua. Si possono creare tutti i sistemi di ricompensa che si crede, si può reinventare l’area di lavoro, ma se ogni persona in azienda non possiede la necessità di innovare e non viene formata e orientata verso la cultura dell’innovazione, non c’è procedura o protocollo che tenga.