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Milano Unica 2013 su Innovazione di moda

Milano Unica 2013

Dallo scorso mercoledì ad oggi abbiamo assistito alla sedicesima edizione di Milano Unica, il salone di riferimento del tessile italiano, che quest’anno era collegato anche ad Anteprima, salone che riunisce ben 150 produttori di pelle italiani ed europei.

Milano Unica ha messo in scena le collezioni P-E per il 2014 di più di quattrocento aziende del settore tessile. La fiera si è svolta in aria di crisi e preoccupazioni per il futuro. Secondo i dati presentati all’apertura ufficiale, il fatturato complessivo del tessile italiano è sceso del 5,1%. Preoccupante anche il dato sull’estero, che indica che le esportazioni sono scese del 3,1%.

I problemi non sono mancati anche a livello di relazioni sindacali. Il Sistema Moda Italia, infatti, sta cercando di trovare un accordo con le rappresentanze dei lavoratori per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro. Il primo incontro dello scorso martedì non è stato buono in quanto il presidente del Sistema Moda Italia ha respinto le richieste sindacali. Le sue parole: «Il ridimensionamento delle imprese o la loro chiusura, spesso per via concorsuale o fallimentare, produce sia minore produzione, ma anche minore occupazione; tant’è che tra il 2007 e il 2011, l’occupazione è calata del 13%, mentre la produzione è crollata del 16%, con un ulteriore arretramento del 10% nel 2012. […] Le richieste economiche avanzate dai sindacati sono eccessive e comunque incoerenti rispetto alle regole sugli  assetti contrattuali, definite a livello interconfederale, mentre le proposte normative, figlie di un approccio tradizionale alla contrattazione, porterebbero a un ulteriore appesantimento degli oneri organizzativi per le imprese».

Anche la prossima fashion week milanese, che alzerà il sipario il prossimo 20 febbraio, non è esente dalle polemiche, in particolare per il suo calendario. La debolezza dell’ultimo giorno della kermesse, la vicinanza con le sfilate parigine, i confronti accesi con gli stilisti che desiderano cambiare le date, come sta capitando quest’anno con Roberto Cavalli. Polemiche che hanno spinto Mario Boselli a lanciare un appello agli stilisti italiani, i quali dovrebbero “seguire l’esempio dei francesi, che non modificano il calendario se non in casi eccezionali, perché hanno un grande rispetto per chi lavora nel settore moda, dai buyer alla stampa”.

La moda è un’eccellenza ed un vanto per il nostro Paese ed è preoccupante che, in un momento di crisi come questo, le aziende ed i soggetti tutti non facciano rete assieme per superarlo.