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Intervista a Lidia Zocche, Responsabile del servizio cultura del comune di Schio

Presente come relatrice all’evento “Archivi Vivi: il Fashion nell’era Digitale”, tenutosi a Schio il 24 ottobre, Lidia Zocche: Responsabile Servizio Cultura del comune di Schio. Di seguito qualche notizia su di lei, dopo essersi laureata in Lettere e Letterature Moderne presso l’Università di Padova, ha conseguito il Diploma nel Corso di Perfezionamento per responsabile di progetti culturali, presso la Fondazione Fitzcarraldo a Torino.

Durante la sua presentazione, Lidia Zocche ha spiegato che l’evento, organizzato da Atman e promosso da Fondazione Comunica e Talent Garden, ha voluto comprendere il tema degli “Archivi Vivi” proprio al fine di promuovere la cultura, di farla uscire dagli archivi e contaminarla, per esempio esplorando il rapporto tra cultura ed impresa.

La cultura, infatti, che risiede nell’archivio statico, nel nostro passato, è alla base di ogni società e del progresso. Bisogna, quindi, farla uscire dalla nicchia, attraverso le tecnologie, per renderla fruibile.  Ha, poi, raccontato che fra le sue passioni vi è quella di esplorare campi ed ambiti d’interesse che conosce poco e che i suoi libri preferiti sono “Il gabbiano Jonathan  Livingston” di Richard Bach, “Un secolo troppo presto” di Adriano Olivetti e “Cambiamo tutto” di Riccardo Luna.

A fine conferenza la abbiamo intervistata:

Come è nata l’intuizione di mettere insieme il mondo del Digitale con quello della moda?

Mi sono accorta che utilizzando un approccio classico, come da mia formazione, sarebbe stato “un bagno si sangue dal punto di vista economico” e non avrei raggiunto l’obiettivo di far incontrare la cultura con l’economia. Allora ho cercato di cambiare punto di vista! La strada tradizionale sarebbe ovviamente stata la più semplice: avrei potuto semplicemente fare ciò che i manuali dicono,trovandomi quindi ad investire moltissimo denaro nella catalogazione dell’archivio “Lanerossi”, però con la consapevolezza che questo progetto così oneroso sarebbe stato difficile da portare a termine.A questo punto, sospettosa delle risposte facili, ho abbandonato la via maestra, cercando nuove strade per affrontare l’archivio, confrontandomi con le persone con cui ero in contatto, cioè Maria Luisa Frisa e Mario Lupano della facoltà di Design della moda dello IUAV, Cristiano Seganfreddo di  FuoriBiennale, Michele Bocchese presidente di Confindustria moda della provincia di Vicenza e poi del Veneto,per cercare di capire, incontrandosi e discutendo, quale utilità potesse avere l’archivio. L’idea partorita è questo nuovo modo di affrontare l’archivio storico, mettendo in comunicazione mondi completamente diversi.

L’archivio sembra essere un’ esclusiva degli archivisti o degli studiosi di storia, ma in realtà per le aziende che progettano, e quindi fanno molta ricerca, l’archivio diventa importantissimo perché possono attraverso di esso prendere spunto dalla storia passata.

La fase che stiamo vivendo oggi ci dà la fortuna di assistere a numerosi cambiamenti, in cui il passato può aiutare e può darci spunti a cui poi noi dobbiamo aggiungere del nostro, facendo così compenetrare l’Ottocento e il Duemila.Si ottiene in tal modo una terza cosa diversa. Non si può parlare solo di digitale e di analogico, quindi di passato e presente, perché viviamo in una sorta di Terza Rivoluzione industriale, in cui i due mondi si integrano creando qualcosa a cui ora non posso dare un nome (verrà dato in una fase post-rivoluzionaria, come ogni cosa).

 

Che importanza ha questo luogo che è stato scelto per la conferenza?

È un luogo storico che risale al 1757, dove sono stati tessuti chilometri su chilometri di tessuti di grande qualità, quindi, io credo, che luoghi così possano trasmetterci ancora qualcosa, anche a livello emozionale, guardando questi macchinari.

Mettere insieme ciò che è assoluta avanguardia in un luogo che da secoli opera materialmente nello specifico settore, è il simbolo perfetto per definire la Terza Rivoluzione industriale.

 

Secondo quali criteri sono stati scelti relatori e scuole?

Si tratta di scuole con un bagaglio di conoscenze ed interesse verso la moda, mentre i relatori sono provenienti da aree diverse per arricchire attraverso la diversità.

 

In che modo si possono rendere vivi gli archivi?

L’archivio deve essere visto non solo come mera fonte per gli storici, ma deve essere linfa vitale per l’economia. L’archivio non è accessibile a tutti, vi sono dei distinguo da fare, ma ciò non toglie il fatto che il materiale possa essere utile.

Il primo passo compiuto da me è stato quello di sensibilizzare gli imprenditori sull’importanza dei propri archivi. In seguito ho cercato di venire in possesso degli archivi delle aziende storiche che sono state vendute, salvandone così il patrimonio. L’archivio diventa quindi il fattore competitivo che ci può contraddistinguere dagli altri competitors a livello nazionale.

In secondo luogo, si è iniziato a censire gli archivi della moda del Veneto e a cominciare ad inventariarli con standard internazionali, digitalizzando i campionari di stoffa, lavorando affinché si creassero logaritmi particolari in grado di catalogare e fotografare le stoffe secondo colore, tessitura e effetto tattile.

Infine, la cosa fondamentale è stata la valorizzazione di questi archivi attraverso il contemporaneo. Per esempio, è stato fatto un workshop sul tema della coperta con lo IUAV, in modo che gli studenti partecipanti avessero dei reali esempi (offerti dalla famiglia Marzotto e dall’archivio Lanerossi) di coperte sia in produzione che storiche, da cui potessero prendere spunto. Questa analisi storica è la partenza per raccontarne la storia e cercare di reinterpretare l’oggetto per i giorni nostri. Questi pezzi unici sono poi stati esposti e, a conferma del loro valore, alcuni capi sono stati acquistati dall’azienda Diesel.

Questo approccio nuovo, quindi, cerca di fondere insieme storia, cultura, digitale e creatività: mondi diversi che abbisognano pertanto di un linguaggio che li accomuni.

 

Che valore ha il lanificio per Schio e che valore questo meeting per il paese?

C’è un grande valore intrinseco per gli abitanti, in quanto abbiamo notato, nelle visite guidate a questi edifici storici, che si riscontra un grande sentimento di attaccamento nei confronti di questa storica azienda che ha fatto tanto per la città. La città si riconosce nell’azienda sotto tanti punti di vista perché non è stata un’azienda patronale, ma ha dato tanto anche agli operai e ai dipendenti stessi, facendo anche crescere culturalmente, oltre che economicamente, la città.

Tutte queste iniziative, dunque, nelle quali arrivano giovani dal Veneto aiutano a costruire una narrazione del Veneto che vada oltre lo stereotipo nazionale per cui il Nord-Est è un luogo in cui la gente lavora tanto, evade le tasse, etc. La storia reale è che il saper fare, in questi luoghi, coniugato all’innovazione costante risalgono a secoli fa, non è solo conseguenza del boom economico di cinquant’anni fa, ma ha radici storiche profonde, fa parte integrante del DNA di questo territorio, tant’è vero che a differenza di altri luoghi d’Italia, il Nord-Est non è crollato a seguito della crisi economica. Tutti questi incontri, conferenze e dibattiti, aiutano  a diffondere la consapevolezza di questa appartenenza a una storia imprenditoriale con delle caratteristiche continue e comuni, ovvero: il saper fare e trasformare i materiali, coniugato con l’innovazione e la creatività e quindi, cultura.

 

Per quanto riguarda il digitale : ha un’opinione più positiva o negativa?

In un mondo globale come il nostro sono importantissime le peculiarità locali, come per esempio il caso del Made in Italy è diventato un brand grazie alla globalizzazione stessa. Noi abbiamo la fortuna di avere una cultura sedimentata nei secoli e quindi siamo avvantaggiati. Perciò dobbiamo far leva sui nostri punti di forza contraddistintivi (la nostra cultura, per esempio, vista con uno spettro a 360°), che il digitale può diffondere globalmente in modo efficace.

 

Progetti futuri?

Sicuramente si andrà avanti con l’archivio storico Lanerossi visto che è lungo 6 km e comporta quindi un lavoro oneroso e lunghissimo, che farà parlare di sé per molto tempo. L’idea, poi, è quella di approcciarci allo stesso modo agli archivi per altre diverse tematiche, come quelle della Grande guerra.

 

 

 Sonia Fasoli,Francesca Trabacchin, Laura Angela Vimercati

Studentesse della Laurea Magistrale in

Web Marketing and Digital Communication presso lo Iusve di Verona