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1390542_10202296903051904_121462005_nLe possibili evoluzioni del mondo digitale nell’ambito della moda italiana e internazionale sono state oggetto di dibattito in occasione del Fashion Digital Meet, incontro tenutosi nella maestosa Villa Foscarini Rossi (situata nella riviera veneziana) giovedì 24 ottobre 2013.
Visto il pubblico molto giovane presente in sala (quasi a fare da contrasto alla sontuosa location) per l’evento si è preso spunto dalle interattive conferenze nordamericane BOF (Birds of a Feather), durante le quali gruppi di persone con interessi comuni si incontrano per dialogare e dibattere senza vincoli di scalette o tempi.
I sette relatori a disposizione di una platea di studenti e appassionati di moda e di web hanno rotto il ghiaccio presentandosi e prendendo spunto dalle domande del fantomatico “questionario di Proust,” che hanno spaziato dai tratti caratteriali ricercati in una donna, al film preferito, alla più grande disgrazia che possa accadere, al personaggio storico da ricordare.
Hanno fatto seguito subito dopo le prime domande del pubblico, mediato dal giornalista Paolo Piacenza, che ha sollevato la forte riluttanza delle aziende ad adottare i nuovi mezzi digitali nello svolgimento delle proprie attività commerciali. Se in parte ciò è imputabile a una ancora scarsa conoscenza delle potenzialità degli stessi, dall’altra possiamo forse biasimare la reticenza di un’intera generazione di artigiani e tecnici specializzati, che hanno dedicato una vita intera a imparare un mestiere, e che ora si sentono spaventati davanti alla possibilità di diventare improvvisamente parte del passato?
L’inserimento nelle aziende delle nuove leve, che oggigiorno si dice “nascano digitali”, dovrebbe favorire la graduale accettazione dei nuovi strumenti informatici soprattutto internamente alle aziende, dove spesso il fatto di possedere un metodo operativo consolidato nel tempo sembra essere considerato un fattore chiave di successo. In realtà il problema di molti giovani in età post-diploma o post-laurea sta nell’esiguità dell’esperienza lavorativa da vantare nel proprio curriculum vitae, uno dei grossi limiti del sistema educativo italiano, che spesso pregiudica l’assunzione degli stessi da parte delle aziende. Sara Bellini, componente Sezione Moda Confindustria Padova e membro del CDA dell’Università degli Studi di Padova, riconosce l’attuale scollamento della formazione universitaria dalle necessità aziendali, ma informa anche che questa problematica è una dei punti principali di revisione dei nuovi piani di studio.
D’altro canto, come fare ad insegnare qualcosa che subito dopo essere stato scritto è già da considerarsi “vecchio”? Giampaolo Chiello, esperto di media digitali e fondatore dell’innovativa startup “Share your passion”, ritiene che nei giovani d’oggi una capacità sia fondamentale, superiore anche al saper fare: il saper imparare. Solo infatti nutrendo una sana curiosità verso il mondo che ci circonda, in tutte le sue sfaccettature, potremo essere degli innovatori, e trovare soluzioni dove gli altri vedono solo un cumulo di problemi.
È proprio a questo spirito pieno d’iniziativa che fa riferimento Sara Bellini quando afferma che i nuovi social media possono certamente contribuire positivamente alla diffusione del Made in Italy della moda nel contesto globale, soprattutto attraverso i blog, dove al saper scrivere vanno aggiunte valide competenze tecniche.
Vale comunque la pena provarci, anche senza avere le idee già chiare, ma è fondamentale iniziare da subito a mettersi in gioco, perché è solo quando si vivono le esperienze che possono nascere le opportunità. Come giustamente esorta Giampaolo Chiello, “sbaglia presto, sbaglia tanto, ma sbaglia”.

Un ringraziamento agli studenti Sarah Peserico, Marco Gardellin, Costanza Rossi, Luca Pregnolato, Giorgio Zampieri studenti del corso di laurea magistrale in “Web marketing and digital communication”, afferente allo IUSVE di Venezia.