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Expo 2015 – e la visione sul sistema tessile abbigliamento

Expo 2015 – e la visione sul sistema tessile abbigliamento

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In vista dell’Expo 2015 vengono presentati coinvolgenti video sul valore del nostro Paese, sulle competenze e sui numeri. Il video cui ci riferiamo è quello realizzato dal Ministero e dall’ICE: Italy the extraordinary commonplace.

Di questo video, così curato, ci stupisce però che saltino all’occhio molti luoghi comuni lasciando invece in ombra alcuni aspetti fondamentali della nostra storia, come per esempio il made in Italy e il nostro valore artigiano che ci invidiano in tutto il mondo…

Vogliamo quindi proporvi una visione differente a questo approccio, una visione che si incenta sul made in Italy e sul sistema tessile.

Articolo di Francesco Pontelli:

“Quando con grande enfasi si annunciò a Firenze durante l’ultimo Pitti Immagine, che il Governo avrebbe investito nel sistema tessile abbigliamento 34 Milioni all’anno, personalmente rimasi perplesso: certo trovavo fuori luogo l’entusiasmo di molti operatori del settore.

Non capivo come investire i 4,5 /1000 di quanto viene perso in liquidità ( da luglio quasi 89 miliardi di euro ) diventasse una grande scelta strategica e, quindi, non condividevo l’entusiasmo ma certo era comunque un segnale positivo.

Ora, però, finalmente il quadro si è fatto più chiaro… come ampiamente riportato nel link.

La vision di rilancio della economia italiana proposta con un video, visibile su youtube, per altro molto ben realizzato, presentata dal Governo Italiano con grande enfasi ai Potenti dell’economia a Davos (CH) non include il sistema Tessile Abbigliamento, ancora oggi con troppa superficialità indicato come Sistema Moda….

Una filiera che assicura un fatturato di 52,3 Miliardi di euro con un saldo commerciale positivo, secondo solo al settore metalmeccanico di fatto viene esclusa o peggio ignorata !

Ora nella presentazione e nel ragionamento che sottende tale realizzazione di questo video, di questi nobili esponenti del governo o peggio ancora dei consulenti, la visione di quello che potrebbe essere lo sviluppo economico italiano emerge sovrana quanto deprimente.

” lasciate ogni speranza o voi che entrate ”  recitava Dante.

Ecco noi possiamo ancora una volta lasciare ogni speranza che un governo comprenda l’importanza di questo settore ancora oggi
dileggiato dalle menti elette come old economy. Questo tra l’altro spiega al tempo stesso quale sia stato l’atteggiamento dello stesso Governo durante il semestre di Presidenza della Unione Europea relativamente alle trattative per ottenere l’ approvazione del protocollo alla base del quale potesse nascere la normativa relativa al made In.

Tale atteggiamento della politica e del Governo risulta antistorica e si infrange vergognosamente anche con quanto sta avvenendo nelle economie più sviluppate.

Le politiche di sviluppo economico e le elaborazioni delle relative strategie come quella Statunitense e Svizzera infatti stanno rendendo sempre più puntuali i protocolli per ottenere la certificazione della Made in USA o della Swiss Made.
Inserisco a tal proposito, lo ammetto, un mio breve intervento televisivo che parte proprio dalla questione dei protocolli del made in.

L’adozione di queste strategie altro non è se non manifestazioni non solo di conoscenza della aspettative del mercato globale, ma vere e proprie espressioni di una cultura economica che da noi NON esiste.”

 

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#FashionDigitalMeet: Una vita dedicata ai tessuti e alle tinture, intervista ad Andrea Rambaldi, consulente Chanel e fondatore di FashionArt srl

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Chi è Andrea Rambaldi, di cosa si occupa e quali sono i suoi interessi?

Andrea Rambaldi è il fondatore di Fashionart Srl di Limena ed è attualmente presidente del Sistema Moda Confindustria di Padova per il biennio 2013-2015. Il suo interesse per la moda e per i tessuti nasce dal suo vissuto: il padre era proprietario di una tintoria industriale e la madre disegnatrice di moda. Rambaldi inizia la sua carriera lavorando nell’azienda di famiglia dopo aver ottenuto un diploma presso l’ITIS di Padova come perito chimico. L’azienda Fashionart da lui fondata nel 2008 è specializzata nella ricerca e nello sviluppo di nuovi tessuti, nella produzione di capi, e prototipi di capi per sfilata da destinare ad aziende italiane ed estere del settore abbigliamento di lusso tra cui Chanel, Louis Vuitton, Cloe, Burberry e Valentino. Rambaldi ha fatto consulenze in svariate parti del mondo dal Portogallo al Pakistan, facendosi conoscere non solo per la bravura nel campo moda ma anche per la spiccata passione per tinture e tessuti.

Secondo lei in questo momento di crisi c’è ancora la possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro?

“Nel nostro ambito di alta moda, dove è necessario avere professionalità e capacità, ci sono spazi ancora inesplorati. Per questo motivo, secondo me, c’è ancora molto spazio per i giovani. È importante imparare le lingue: l’inglese deve essere una prerogativa per i giovani e, se la scuola non prepara in maniera corretta, bisogna fare degli investimenti personali andando all’estero per imparare la lingua lavorando. Questo è propedeutico a quella che sarà poi la necessità delle aziende.”

Considerate le sue numerose esperienze all’estero, ritiene che ci siano differenze di approccio al lavoro tra i ragazzi Italiani ed esteri?

“All’estero i ragazzi sono molto più disponibili e svelti degli Italiani, la loro mentalità è più aperta ai cambiamenti e alle richieste; quando viene commissionato loro un lavoro sono più disponibili e ben disposti anche a trasferirsi.

Come si inserisce nella sua azienda la comunicazione sul web?

“Il web per noi significa trasmissione di dati; a questo proposito stiamo preparando un’applicazione che vada ad interfacciarsi con il nostro personale e che permetta in modo veloce di inserire dati e dare la possibilità ai clienti di vedere in tempo reale lo status di produzione e di avanzamento delle commesse.”

Come pensa si stia muovendo, nelle aziende del Veneto, la comunicazione web?

“ Io sono anche presidente di sezione di Confindustria a Padova per cui ho una visione più ampia della situazione delle aziende Venete, noi personalmente stiamo cercando di sviluppare situazioni innovative. Confindustria non è un accentratore di lavoro ma cerca di dare strumenti affinché le aziende associate possano comunicare con aziende tecniche. Stiamo organizzando una giornata alla Fenice di Venezia, dove verrà data la possibilità alle aziende di eccellenza del Veneto di farsi conoscere dai grandi brand mondiali che saranno presenti. Verrà sviluppata una applicazione che convoglierà al suo interno tutte le informazioni delle aziende partecipanti, per favorire il contatto tra le realtà.

Vi siete ripromessi, come Confindustria, di impegnarvi oltre che per le aziende anche verso le scuole ed i neo-diplomati?

“Io personalmente gestisco, all’interno di Cosmo Its di Padova, un corso post-scolastico nell’ambito dell’abbigliamento. Questo è propedeutico all’inserimento dei ragazzi nel mondo del lavoro, infatti reputo fondamentale che la scuola lavori a stretto contatto con le aziende.
Abbiamo pensato di istituire alcuni corsi, in collaborazione con Umana, in cui vogliamo dare una serie di nozioni tecniche e pratiche relative al mondo del tessile. Ritengo che la comunicazione interna all’azienda sia uno dei punti deboli da migliorare e su cui lavorare. In particolare con Umana stiamo pensando di istituire un corso di due mesi per gli inoccupati: ci si rivolge alle aziende per chiedere il tipo di caratteristiche richieste e poi nelle sedi di Umana partiranno dei corsi ad hoc. È un modo per dare possibilità ai ragazzi di avere una formazione maggiore e di prepararsi al mondo del lavoro.

Articolo di: Alice Ferrari, Rachele Mantovani ed Eleonora Vantini, studentesse di Web Marketing e Digital
Communication presso Iusve – sede di Verona.

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Fashion: una storia lunga kilometri di tessuto

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Intervista a Lidia Zocche, Responsabile del servizio cultura del comune di Schio

Presente come relatrice all’evento “Archivi Vivi: il Fashion nell’era Digitale”, tenutosi a Schio il 24 ottobre, Lidia Zocche: Responsabile Servizio Cultura del comune di Schio. Di seguito qualche notizia su di lei, dopo essersi laureata in Lettere e Letterature Moderne presso l’Università di Padova, ha conseguito il Diploma nel Corso di Perfezionamento per responsabile di progetti culturali, presso la Fondazione Fitzcarraldo a Torino.

Durante la sua presentazione, Lidia Zocche ha spiegato che l’evento, organizzato da Atman e promosso da Fondazione Comunica e Talent Garden, ha voluto comprendere il tema degli “Archivi Vivi” proprio al fine di promuovere la cultura, di farla uscire dagli archivi e contaminarla, per esempio esplorando il rapporto tra cultura ed impresa.

La cultura, infatti, che risiede nell’archivio statico, nel nostro passato, è alla base di ogni società e del progresso. Bisogna, quindi, farla uscire dalla nicchia, attraverso le tecnologie, per renderla fruibile.  Ha, poi, raccontato che fra le sue passioni vi è quella di esplorare campi ed ambiti d’interesse che conosce poco e che i suoi libri preferiti sono “Il gabbiano Jonathan  Livingston” di Richard Bach, “Un secolo troppo presto” di Adriano Olivetti e “Cambiamo tutto” di Riccardo Luna.

A fine conferenza la abbiamo intervistata:

Come è nata l’intuizione di mettere insieme il mondo del Digitale con quello della moda?

Mi sono accorta che utilizzando un approccio classico, come da mia formazione, sarebbe stato “un bagno si sangue dal punto di vista economico” e non avrei raggiunto l’obiettivo di far incontrare la cultura con l’economia. Allora ho cercato di cambiare punto di vista! La strada tradizionale sarebbe ovviamente stata la più semplice: avrei potuto semplicemente fare ciò che i manuali dicono,trovandomi quindi ad investire moltissimo denaro nella catalogazione dell’archivio “Lanerossi”, però con la consapevolezza che questo progetto così oneroso sarebbe stato difficile da portare a termine.A questo punto, sospettosa delle risposte facili, ho abbandonato la via maestra, cercando nuove strade per affrontare l’archivio, confrontandomi con le persone con cui ero in contatto, cioè Maria Luisa Frisa e Mario Lupano della facoltà di Design della moda dello IUAV, Cristiano Seganfreddo di  FuoriBiennale, Michele Bocchese presidente di Confindustria moda della provincia di Vicenza e poi del Veneto,per cercare di capire, incontrandosi e discutendo, quale utilità potesse avere l’archivio. L’idea partorita è questo nuovo modo di affrontare l’archivio storico, mettendo in comunicazione mondi completamente diversi.

L’archivio sembra essere un’ esclusiva degli archivisti o degli studiosi di storia, ma in realtà per le aziende che progettano, e quindi fanno molta ricerca, l’archivio diventa importantissimo perché possono attraverso di esso prendere spunto dalla storia passata.

La fase che stiamo vivendo oggi ci dà la fortuna di assistere a numerosi cambiamenti, in cui il passato può aiutare e può darci spunti a cui poi noi dobbiamo aggiungere del nostro, facendo così compenetrare l’Ottocento e il Duemila.Si ottiene in tal modo una terza cosa diversa. Non si può parlare solo di digitale e di analogico, quindi di passato e presente, perché viviamo in una sorta di Terza Rivoluzione industriale, in cui i due mondi si integrano creando qualcosa a cui ora non posso dare un nome (verrà dato in una fase post-rivoluzionaria, come ogni cosa).

 

Che importanza ha questo luogo che è stato scelto per la conferenza?

È un luogo storico che risale al 1757, dove sono stati tessuti chilometri su chilometri di tessuti di grande qualità, quindi, io credo, che luoghi così possano trasmetterci ancora qualcosa, anche a livello emozionale, guardando questi macchinari.

Mettere insieme ciò che è assoluta avanguardia in un luogo che da secoli opera materialmente nello specifico settore, è il simbolo perfetto per definire la Terza Rivoluzione industriale.

 

Secondo quali criteri sono stati scelti relatori e scuole?

Si tratta di scuole con un bagaglio di conoscenze ed interesse verso la moda, mentre i relatori sono provenienti da aree diverse per arricchire attraverso la diversità.

 

In che modo si possono rendere vivi gli archivi?

L’archivio deve essere visto non solo come mera fonte per gli storici, ma deve essere linfa vitale per l’economia. L’archivio non è accessibile a tutti, vi sono dei distinguo da fare, ma ciò non toglie il fatto che il materiale possa essere utile.

Il primo passo compiuto da me è stato quello di sensibilizzare gli imprenditori sull’importanza dei propri archivi. In seguito ho cercato di venire in possesso degli archivi delle aziende storiche che sono state vendute, salvandone così il patrimonio. L’archivio diventa quindi il fattore competitivo che ci può contraddistinguere dagli altri competitors a livello nazionale.

In secondo luogo, si è iniziato a censire gli archivi della moda del Veneto e a cominciare ad inventariarli con standard internazionali, digitalizzando i campionari di stoffa, lavorando affinché si creassero logaritmi particolari in grado di catalogare e fotografare le stoffe secondo colore, tessitura e effetto tattile.

Infine, la cosa fondamentale è stata la valorizzazione di questi archivi attraverso il contemporaneo. Per esempio, è stato fatto un workshop sul tema della coperta con lo IUAV, in modo che gli studenti partecipanti avessero dei reali esempi (offerti dalla famiglia Marzotto e dall’archivio Lanerossi) di coperte sia in produzione che storiche, da cui potessero prendere spunto. Questa analisi storica è la partenza per raccontarne la storia e cercare di reinterpretare l’oggetto per i giorni nostri. Questi pezzi unici sono poi stati esposti e, a conferma del loro valore, alcuni capi sono stati acquistati dall’azienda Diesel.

Questo approccio nuovo, quindi, cerca di fondere insieme storia, cultura, digitale e creatività: mondi diversi che abbisognano pertanto di un linguaggio che li accomuni.

 

Che valore ha il lanificio per Schio e che valore questo meeting per il paese?

C’è un grande valore intrinseco per gli abitanti, in quanto abbiamo notato, nelle visite guidate a questi edifici storici, che si riscontra un grande sentimento di attaccamento nei confronti di questa storica azienda che ha fatto tanto per la città. La città si riconosce nell’azienda sotto tanti punti di vista perché non è stata un’azienda patronale, ma ha dato tanto anche agli operai e ai dipendenti stessi, facendo anche crescere culturalmente, oltre che economicamente, la città.

Tutte queste iniziative, dunque, nelle quali arrivano giovani dal Veneto aiutano a costruire una narrazione del Veneto che vada oltre lo stereotipo nazionale per cui il Nord-Est è un luogo in cui la gente lavora tanto, evade le tasse, etc. La storia reale è che il saper fare, in questi luoghi, coniugato all’innovazione costante risalgono a secoli fa, non è solo conseguenza del boom economico di cinquant’anni fa, ma ha radici storiche profonde, fa parte integrante del DNA di questo territorio, tant’è vero che a differenza di altri luoghi d’Italia, il Nord-Est non è crollato a seguito della crisi economica. Tutti questi incontri, conferenze e dibattiti, aiutano  a diffondere la consapevolezza di questa appartenenza a una storia imprenditoriale con delle caratteristiche continue e comuni, ovvero: il saper fare e trasformare i materiali, coniugato con l’innovazione e la creatività e quindi, cultura.

 

Per quanto riguarda il digitale : ha un’opinione più positiva o negativa?

In un mondo globale come il nostro sono importantissime le peculiarità locali, come per esempio il caso del Made in Italy è diventato un brand grazie alla globalizzazione stessa. Noi abbiamo la fortuna di avere una cultura sedimentata nei secoli e quindi siamo avvantaggiati. Perciò dobbiamo far leva sui nostri punti di forza contraddistintivi (la nostra cultura, per esempio, vista con uno spettro a 360°), che il digitale può diffondere globalmente in modo efficace.

 

Progetti futuri?

Sicuramente si andrà avanti con l’archivio storico Lanerossi visto che è lungo 6 km e comporta quindi un lavoro oneroso e lunghissimo, che farà parlare di sé per molto tempo. L’idea, poi, è quella di approcciarci allo stesso modo agli archivi per altre diverse tematiche, come quelle della Grande guerra.

 

 

 Sonia Fasoli,Francesca Trabacchin, Laura Angela Vimercati

Studentesse della Laurea Magistrale in

Web Marketing and Digital Communication presso lo Iusve di Verona

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