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Calze-donnaQuest’inverno stiamo assistendo al ritorno delle calze come parte integrante di un look veramente di tendenza: a parte alcune rare eccezioni (le temerarie che anche d’inverno sfoggiano gonne senza collant) sono molte le star che sui red carpet più prestigiosi si presentano con calze a pois, a rete o velate.

L’alternativa, come hanno proposto anche molti stilisti sulle passerelle, sono le calzine a metà lunghezza, in cotone e pizzo, o cotone e lurex, abbinate alla classica scarpa mary jane. L’importante, insomma, è non farsi mancare questo accessorio che sta caratterizzando la stagione fredda, tanto che nello stile più street, quello di tutti i giorni, se ne vedono di tutti i colori e gusti: maculate, zebrate, a fiori e anche volutamente rotte. Un modo per non passare inosservate. E per le più freddolose poi ecco addirittura i collant in puro cashmere.

Il distretto della calza ha il suo centro a Castel Goffredo, nel mantovano: “Quasi 400 le aziende che producono qui le calze, per un giro d’affari pari a 1 miliardo e 200 milioni di euro, alto ma comunque in calo del 9.5% rispetto allo scorso anno” dice Luca Bondioli, presidente dell’Associazione Distretto della calza e dell’intimo (A.DI.CI).

A livello di numeri, i maggiori compratori di calze sono i paesi europei (70% di vendita export verso l’Europa) e un 7-10% gli altri paesi del mondo, ma la concorrenza si fa sentire anche nel comparto della calze. “Una volta l’Italia era il primo produttore al mondo, oggi invece è la Cina, seguita da Turchia e Polonia” racconta Bondioli. A questa classifica, non troppo incoraggiante, si aggiunge il problema contraffazione. “Oggi stiamo combattendo una battaglia della contraffazione non solo sul nome ma anche sul prodotto” conclude Bondioli. Ovvero, all’ interno dei prodotti venduti, sul mercato il 34% di fibre e composizioni non sono dichiarate.