IDM: Innovazione di Moda

Innovazione, competitività, sostenibilità nel mondo Moda

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Analisi dei Fabbisogni di Innovazione dell’Industria della Moda

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La Sezione Moda di Confindustria Vicenza ha avviato un progetto per lo sviluppo del comparto industriale denominato IDM (Innovazione di Moda). Tale progetto si pone come obiettivo il miglioramento della competitività del settore attraverso l’incentivo allo sviluppo di iniziative di innovazione aziendale.

Il supporto del CPV – Fondazione Giacomo Rumor, Centro Produttività Veneto – e della Camera di Commercio di Vicenza ha consentito l’avvio concreto alla prima fase prevista dal programma progettuale. Successivamente all’avvio, le Sezioni Moda dell’associazione Artigiani e Apindustria di Vicenza, dato il manifestato interesse alle tematiche affrontate, hanno confermato la loro adesione al progetto.

L’innovazione aziendale è un processo fondamentale per il miglioramento della competitività di ciascuna impresa, soprattutto se si tengono conto delle attuali circostanze  sfavortevoli relative allo scenario competitivo globale. Il tema relativo allo sviluppo di innovazione nelle aziende del settore, ha messo in evidenza due importanti osservazioni. In particolare, i ridotti investimenti delle aziende del Veneto nella Ricerca & Sviluppo, investimenti che risultano essere ancora pù ridotti nel comparto del Sistema Moda, e il raro utilizzo degli strumenti istituzionali a supporto delle iniziative di innovazione (come progetti di distretto o europei) soprattutto da parte delle imprese della moda.

Il progetto IDM (Innovazione di Moda) nasce dunque con l’obiettivo di allineare domanda e offerta di innovazione, stimolando in un primo momento la domanda di innovazione, e successivamente facilitando l’avvio di iniziative effettive, mediante un supporto concreto alle imprese.

Inizialmente è stata compiuta un’analisi dei fabbisogni di innovazione delle aziende della moda, mediante attività di analisi aziendale e di confronto tra gli imprenditori.

L’indagine è stata condotta dalla società di consulenza Macorig Associates presso aziende appartenenti ai principali gruppi merceologici, in modo da delineare un quadro sufficientemente completo della realtà del settore e dei reali fabbisogni di tutte le tipologie di impresa; ha coinvolto una quarantina di aziende ed è avvenuta tramite la somministrazione di un questionario di valutazione della situazione aziendale generale e della necessità/opportunità di innovazione nelle varie aree. Nella maggior parte dei casi l’intervista, che ha coinvolto in genere il titolare aziendale o l’amministratore delegato, è stata condotta in sede aziendale, mediante una visita di approfondimento che ha permesso di determinare punti di forza e di debolezza, opportunità e minacce sentite dalle imprese. I responsabili delle aziende non direttamente visitate, hanno invece contribuito alla ricerca sottoponendosi ad un’intervista telefonica guidata o alla compilazione autonoma del questionario. Sulla base delle prime indicazioni ottenute dall’analisi si sono organizzati  momenti di discussione e di approfondimento, tra il direttivo di Sistema Moda e gruppi di imprenditori.

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Innovazione e Moda

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Per rilanciare il settore della moda, anch’esso colpito dalla congiuntura, è necessaria una costante ricerca nonché azioni mirate all’innovazione di prodotto, indispensabile perché difficilmente replicabili dai nuovi Paesi concorrenti; recenti ricerche hanno però dimostrato che questa non è la strada percorsa dalle imprese, sopratutto italiane, il cui livello di innovazione presenta negli ultimi anni un trend decrescente. Oggi sempre di più è la domanda finale che detta la moda o segnala nuove tendenze, obbligando i produttori collocati a valle nella filiera a realizzare prodotti sempre più diversificati, in grado di soddisfare esigenze mutevoli. L’influenza del consumo finale non ha impatto solo sull’innovazione di prodotto ma anche sulla tempestività;la riduzione dei tempi del ciclo moda si ripercuote infatti sui soggetti a monte della filiera, come le aziende tessili. Questo implica una riorganizzazione strategica soprattutto delle imprese tessili , in fase di progettazione e di realizzazione, che devono coniugare efficienza, flessibilità e velocità nelle risposte alle sollecitazioni delle aziende produttrici di abbigliamento, a loro volta sollecitate dai consumatori finali.

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Formare per Innovare

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Nel mese di dicembre del 2010 sono stati resi noti  i dati Istat sulla propensione all’innovazione delle imprese italiane fino alla fine del 2008.
I dati rivelano che un’impresa su tre nel periodo tra il 2006 e il 2008 ha messo in atto azioni interne di innovazione (circa 69.000 aziende), la maggior parte delle quali (il 30,7%) ha introdotto sul mercato o nel proprio processo produttivo almeno un’innovazione. Il rimanente 2,4% riguarda le imprese che hanno svolto attività di innovazione, che però non si erano ancora tradotte in nuovi prodotti, servizi o processi alla fine del 2008 .
Il 70,4% delle imprese innovatrici ha introdotto anche forme di innovazione organizzativa o di marketing , e qui vincono le novità che interessano le pratiche di gestione aziendale, l’organizzazione interna del lavoro o le relazioni con l’esterno (55,6%), preferite all’introduzione di nuove strategie commerciali (48,5%).

Il principale canale informativo utilizzato per lo sviluppo dei loro processi innovativi è costituito dalle fonti interne, ritenute importanti per oltre tre quarti delle imprese. Più di due terzi considera importante i rapporti con i fornitori mentre un’impresa su due giudica rilevanti le informazioni provenienti dai clienti. Solo l’8,3%  invece valuta determinanti nel percorso di innovazione i rapporti con le università e  il 5,5% quelli con gli istituti di ricerca pubblici.

Per due imprese su tre è necessario innovare per incrementare la capacità produttiva e migliorare le condizioni di salute e di sicurezza. Solo un’impresa su due ha dichiarato di innovare soprattutto per ridurre il costo del lavoro.  Il 44,3% delle imprese dichiara di aver contribuito, con le innovazioni introdotte, alla riduzione dell’impatto ambientale e all’ottimizzazione delle risorse naturali in fase di produzione,  il 41,8% ha realizzato interventi innovativi nella fase di consumo e utilizzo dei beni.

La sfida per tutte le aziende che innovano è comunque quella di trovare un mezzo semplice ed efficace per portare le azioni da dentro l’azienda a fuori. Nella realtà odierna i sistemi non garantiscono il cambiamento.

Questo non significa che le organizzazioni ed i sistemi debbano essere ignorati nello sforzo di stabilire una cultura dell’innovazione. Ma spesso sistemi e strutture sono diventate una sorta di Santo Graal intoccabile. E purtroppo quando troppo forte è la dipendenza da strutture e sistemi, dalla ricerca delle nuove possibilità si passa al culto delle parole fine a se stesse, senza produrre nulla di davvero innovativo. In un mondo in continuo cambiamento, le persone sono l’ispirazione ed il fine delle aziende ovvero sono loro che creano ed innovano. Qui è il punto da dove deve cominciare l’innovazione, dalle persone e dall’interno dell’azienda, dalle azioni di formazione continua. Si possono creare tutti i sistemi di ricompensa che si crede, si può reinventare l’area di lavoro, ma se ogni persona in azienda non possiede la necessità di innovare e non viene formata e orientata verso la cultura dell’innovazione, non c’è procedura o protocollo che tenga.

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